Quasi una storia

Di seguito troverai stralci, probabilmente già pubblicati qua e là nella home, da usare a incastro un po’ come tessere di un puzzle tutte mescolate, per ricostruire la mia

Storia scritta a matita

[…] Credo di essermi innamorata prima del suo nome: due dolci sillabe uguali che a pronunciarle le labbra si atteggiano a guisa di bacio, e delle sue mani curate, gentili, né grandi né piccine, protettive; poi della sua cultura sconfinata, del suo sorriso aperto, della sua sicurezza e di quel suo vezzo di uscire da casa sempre con un libro in mano.  
Era giovedì 23 aprile, indimenticabile, quando lo vidi al cancello del liceo. Mi chiedevo cosa ci facesse lì uno della sua età, chi fosse venuto a prendere. Presto capii: aspettava me.  
– Ciao. Posso accompagnarti a casa?
Stranita, emozionata balbettai un Sì. Salita in auto, per tutto il tempo del viaggio mi limitai ad annuire alle sue reminiscenze scolastiche.
– Ti accompagno io domattina così eviti di prendere il bus.
– Non fa nulla. Entro alla seconda ora, domani.
– Meglio ancora!
[…]

[…] Chi sei tu che porti il suo stesso dolce nome?
Sono forse uguali ai suoi i tuoi occhi, le tue labbra?
E il colore della tua voce? dimmi qual è?
Non startene lì nascosto nel buio ad incantarmi con le stesse favolose sue frasi lusinghiere.
Abbassa tutte le maschere, vienimi incontro, sotto la luce in modo che ti possa vedere, e raccontami  di te: qual è il quarto gusto di gelato che preferisci, il film che meno ti è piaciuto, l’incubo che ancora ricordi e il sogno che non dimentichi, il genere di pittura che proprio non metteresti mai nella tua casa…
E ancora, dimmi di te bambino: la cosa che non mangiavi volentieri, i giochi che preferivi, chi ti accompagnava a scuola, che profumo aveva il tuo zaino…
Aggiungi pure tutto quello che vuoi, a ruota libera, ma stammi vicino senza smettere di raccontarti. Io ti ascolterò e finalmente saprò…
[…]

[…] se solo fossi uscita in orario dall’ufficio, quella sera di anni fa, oggi sarebbe tutto diverso. Io sarei diversa o, meglio, sarei la stessa di un tempo.
Ma io no. Io, testarda e stakanovista come sono, dovevo portarla a termine quella gara. Vincerla sarebbe stato il nostro fiore all’occhiello. Non sarebbe stato facile battere i concorrenti, sapevo che avevano fatto cartello, ma avevo giurato a me stessa che ci sarei riuscita. Avevo lavorato da sola, sodo e a lungo scendendo persino a patti con la Direzione pur di ottenere l’impossibile.
Ora stava tutto a me.Controllare. Verificare. Una due dieci volte. Il minimo errore, il più piccino insignificante segno fuori posto avrebbe invalidato l’offerta e io non me lo sarei perdonata mai. Mai […]

le tessere aumentano
ripassa 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.