L’emissario

Eccolo lì riflesso nel mio specchio. Il subdolo infame, si pavoneggia tronfio in tutta la sua statura. Con l’improbabile manina mi fa un cenno di saluto al quale rispondo con gli occhi a punta di spillo che giurano vendetta mentre abbasso la mano che impugna il mascara. Ma non lo mollo: potrebbe essere un’arma efficace. Attimi di silenzio e rabbia in rapida ascesa, poi sbotto:
– Inizia col dirmi dove sei stato imboscato tutto questo tempo, poi dimmi se ti pare il modo di apparire così improvvisamente. Potevi almeno mandare un WhatsApp, una mail, un piccione viaggiatore.

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Un altro mare

Ma tu ci sei mai stato al mare in una tiepida giornata di pieno inverno, con un’insospettato quanto inusuale cielo terso e una leggera brezza?
Hai mai passeggiato sulla sabbia liscia, morbida e fredda di una spiaggia deserta, quando i tacchi degli stivali di camoscio affondano leggermente dandoti l’impercettibile sensazione di sprofondare all’indietro?
Lo hai mai visto, a mezzogiorno, lo spettacolo del sole basso all’orizzonte e dei suoi raggi che, allargandosi sulle increspature dell’acqua, accendono millemila lucciole abbaglianti?
E il profumo di salsedine, quello vero non contaminato da creme solari o scarichi di nafta o alghe marcite al caldo, lo hai mai bevuto a pieni polmoni?

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Vuoi che non sia andata al BookCity?

Impossibile.
Solo che poiché sono sempre a caccia di chicche – letterarie e non solo – non mi ha nemmeno sfiorata l’idea di partecipare agli incontri con i nomoni dello spettacolo, del giornalismo e dell’editoria che attirano centinaia di curiosi tanto da necessitare di teatri o sale congressi per  ospitarli. Così, tra i non so quanti millemila incontri in calendario, mi sono orientata su quelli dedicati alla poesia confidando in meno calca.
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