Le Aiguillon

Erinaceuslandia, 26 aprile 2020

Ormai è certo che il giovane riccio, di cui da giorni si son perse le tracce, è stato rapito della pericolosa organizzazione malavitosa LEMU e dalla stessa è tenuto tutt’ora in ostaggio sotto la stretta sorveglianza di due eterei carcerieri. Quest’ultimi pare siano colossi senza scrupoli identificati in un giapponese schivo, del quale non sono ancora stati resi noti altri particolari, e un parruccato alemanno  di cui si ha questo identikit

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L’emissario

Eccolo lì riflesso nel mio specchio. Il subdolo infame, si pavoneggia tronfio in tutta la sua statura. Con l’improbabile manina mi fa un cenno di saluto al quale rispondo con gli occhi a punta di spillo che giurano vendetta mentre abbasso la mano che impugna il mascara. Ma non lo mollo: potrebbe essere un’arma efficace. Attimi di silenzio e rabbia in rapida ascesa, poi sbotto:
– Inizia col dirmi dove sei stato imboscato tutto questo tempo, poi dimmi se ti pare il modo di apparire così improvvisamente. Potevi almeno mandare un WhatsApp, una mail, un piccione viaggiatore.

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Vuoi che non sia andata al BookCity?

Impossibile.
Solo che poiché sono sempre a caccia di chicche – letterarie e non solo – non mi ha nemmeno sfiorata l’idea di partecipare agli incontri con i nomoni dello spettacolo, del giornalismo e dell’editoria che attirano centinaia di curiosi tanto da necessitare di teatri o sale congressi per  ospitarli. Così, tra i non so quanti millemila incontri in calendario, mi sono orientata su quelli dedicati alla poesia confidando in meno calca.
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Hey, voi laggiù a Papeete

sapeste che serata ieri! Non immaginate cosa mi è successo. Vi racconto brevemente.

Quando sono salita sul palco del Boreal Night, Les Criquet

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Jazz Band stava accordando gli strumenti, i tavolini del locale erano già tutti occupati, mentre stravaccato al bancone del bar c’era un tipo dall’aria annoiata e un cespuglio di capelli rossi che così ricci non li avevo mai visti.
Poi le luci si sono abbassate, il riflettore mi ha illuminata, la Band ha attaccato il primo pezzo, “Moondance”, e ho iniziato a cantare.

Ed ecco che il tipo annoiato, il rosso riccioluto, istantaneamente è venuto a posizionarsi sotto il palco e ha cominciato a fissarmi con quei suoi due laghi verdi. Fermo come una statua di sale. Non applaudiva nemmeno, in compenso mi spogliava con gli occhi sognanti e ammiccava spudoratamente.

Mi esibisco ogni sera da tempo immemore e sono abituata agli ammiratori, ma vi assicuro che un modo di guardare insistentemente come quello del tipo annoiato non più annoiato, non mi era mai capitato. Il mio imbarazzo ha cominciato a crescere. Cercavo di concentrarmi sulla musica, ma… niente da fare. Canzone dopo canzone, mi sentivo il viso arrossire pian piano fino ad infuocarsi. E deve essere stato così, perché tutto il pubblico in sala, i camerieri, i ragazzi della band, insomma tutti tutti avevano gli obiettivi puntati su di me come se non mi avessero mai vista prima. Una selva di flash che illuminava a giorno e mi accecava.
Dovevo apparire davvero strana, se in quel momento persino i fidanzati si baciavano sbirciandomi, i romantici hanno smesso di sognare e i cani per la via abbaiavano in coro.

Ma lo capite voi in che stato dovevo continuare: là sul palco tutta rossa!

Finalmente, dopo un tempo interminabile, il mio spettacolo è finito e io non vedevo l’ora di rientrare in camerino a cercare di calmarmi e tornare quella nivea di sempre. Ho percorso di corsa il corridoio e chi ti trovo davanti alla porta? Un uomo sandwich col suo bel cartello e la scritta:
Ma chère Lune… stasera sei stata una meraviglia. Mars le rouge bouclé, ennuyé.

😉