ssscchtt…

lo scrivo qui sottovoce perché mica posso dirglielo. No no. Non lo conosco né ci ho avuto a che fare di striscio se non attraverso le solite frasi di circostanza che ci siamo scambiate, sempre e solo davanti al suo portone, da qualche mese a questa parte e all’apparenza mi dà l’impressione di un tipo schivo: cammina a testa bassa senza dare confidenza a nessuno. Sicché non so che reazione potrebbe avere se lo sapesse. Meglio non fargli sapere nulla, quindi.

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deux poèmes

La miglior cosa da fare stamattina
per sollevare il mondo e la mia specie
è di stare sul gradino al sole
con la gatta in braccio a far le fusa.
Sparpagliare le fusa
per i campi la valle
la collina, fino alle cime alle costellazioni
ai mondi piú lontani. Fare le fusa
con lei – la mia sovrana.
Imparare quel mantra che contiene
l’antica vibrazione musicale
forse la prima, quando dal buio immoto
per traboccante felicità
un gettito innescò la creazione.

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Canzone dell’infanzia

Quando il bambino era bambino,
non sapeva d’essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un’opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate
e di colpo sgusciava via,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

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