Non tutte le storie iniziano con un: C’era una volta. Quella che stai per leggere inizia con un: C’è

C’è un popolo di minuscoli esseri che, da quando esiste il mondo, abita il Paese di Fairyland – il sottobosco di ogni area boschiva presente sul nostro globo. Benché  tra gli studiosi – da Burcardo di Worms (a.d. 1000) allo storico francese del settecento Pierre Jean-Baptiste Legrant d’Aussy, passando per Gustav Tilbury (1214);  da Jacob Grimm (sì, uno di quei fratelli) a William Butler Yeats (già, proprio lui lui), e molti, moltissimissimi, altri fino ad arrivare a Darwin – nessuno abbia certezze inconfutabili sulla discendenza, tutti contribuiscono nell’affermarne la credulità dell’esistenza.  È un popolo eterogeneo per lo più suddiviso in comunità: brownie, coboldi, silfidi, ninfe, leprecani, troll, gringott, fate, gnomi, folletti e via elencando.  Ogni comunità ha la propria missione che difende con onore maniacale.

Orbene, anche il bosco di Erinaceuslandia ha la sua Fairyland dove il popolo della Piccola Gente vive in armonia e indisturbato. Oddio, sarebbe meglio dire “viveva” giacché da qualche tempo è apparso un losco individuo che sta mettendo a repentaglio l’intero pacifico sistema. Questa tremenda sciagura ha sconvolto i popolani tanto che il sindaco di Faryland ha promesso la ricompensa di un buon tot di succosi lamponi a chi porterà il tipaccio vivo o morto (ma, essendo rimasto l’unico esemplare della sua specie, meglio vivo) al cospetto del Vecchio Olmo saggio.

Per facilitarne la cattura, ha affisso sulle radici di ogni arbusto, una foglia che dice:
alto un paio di millimetri più di 17 centimetri, il losco se ne va a spasso per il cammin di nostra via con mani in tasca e testa china sotto un singolare cappello rosso, che nessuno aveva mai visto prima, dentro il quale, presumibilmente, raccoglie una folta chioma. Impossibile non notarlo non tanto perché contrariamente agli altri ha il viso glabro, quanto per l’impossibilità di acciuffarlo dato che zigzaga per i sentieri a passo così veloce che nemmeno le lepri riescono a raggiungerlo. Quando è triste, invece, si rintana per giorni e giorni nella sua dimora tra il secondo e terzo piano del castagno centenario dove gira per le stanze ritto sulle mani (esatto: soprasotto) a caccia di quei punti di vista che spesso sfuggono
Vien da sé la difficoltà di avvicinare un tipetto così. Per di più, l’emerito Prof Flitz spergiura che il tipo usa un idioma così arcaico da risultare intraducibile persino a me che da sempre studio il lepotichantic. Credetemi, piccola gente, è così!

Di lui si sa ancora che da mattina a sera si ingozza di bacche e, di tanto in tanto, ingoia pure qualche insetto che, indolente com’è, cattura fingendosi addormentato –  a bocca aperta – spaparanzato sotto una campanula gialla; mentre da sera a mattina si ubriaca come una spugna di fumanti decotti d’erbe profumatissimi.
Si potrebbe aggiungere anche che alcuni maligni sostengono sia strabico, altri che sia guercio, ma è solo perché non sono mai riusciti a guardarlo negli occhi; in realtà è cieco come una talpa o d’occhio fine come un falco dipende da ciò che ha, o non ha, paura di vedere (anche se ogni tanto involontariamente sbircia ciò che non vorrebbe sbirciare e ne sorride amaramente a sguardo chino).

Che altro dire del bonariamente dispettoso, ingenuamente terribile, lupriccio (questo il nome del losco) se non che spunta quando meno uno se lo aspetta, mette tutto a soqquadro con le sue bislacche bizzarrie: scompiglia, scompagina, sogghigna e sghignazzando silenziosamente sparisce come d’incanto lasciando un’inconfondibile olezzo di… timo e maggiorana
Ah… ocio neh… è un folletto a metà con un goblin quindi un mezzo trasformista, di conseguenza al minimo richiamo la sua tendenza all’atavica lentezza di comprendionio gli fa assumere le sembianze di lumacriccio, sicché difficilmente risponde a primo… secondo… terzo (e via enumerando) colpo.
E però, qui lo dico e qui lo nego… un buon metodo per fermarlo è coglierlo di sorpresa fulminandolo con le parole… giuste. Per quanto, non è detto che funzioni sempre per il meglio…

Bon, io ti ho avvisato, ora, se vuoi salvare la Fairyland di Erinaceuslandia, fa’ un po’ te ^_^

41 pensieri riguardo “Non tutte le storie iniziano con un: C’era una volta. Quella che stai per leggere inizia con un: C’è

  1. Questo parente prossimo di David Gnomo di Erinaceuslandia (che a giudicare da quanto viaggia dev’essere in zona gialla) dev’essere un bel tipetto… Metti un tappeto di parole leggere sopra una buca per catturarlo, di sicuro ci cadrà dentro! 😄

    Ma. Che. Bello. Oggi ci voleva proprio 😃

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  2. In effetti ho scritto proprio male… 😅
    Non era un “TU, metti” voleva essere un “se si mettesse…”

    …e comunque mi sa che non è mica così allocco da farsi catturare facilmente 😄

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