Non saprei dire da quanto abbia sviluppato una crescente idiosincrasia

nei confronti degli aforismi. Dovessi dar retta a tutte queste menti che eruttano sentenze generalizzate su questo o quell’argomento, perderei anche quel ricciolo di cervello contorto che mi è rimasto.
No, signori, grazie tante ma mi piace sbagliare da me.

E però, ci sono delle eccezioni (poche, ma ci sono) legate più al contesto che al testo in sé.
Metti una frase tipo:
L’intensità della vita non si misura con il numero dei respiri, ma in base ai luoghi e ai momenti che ci hanno fatto mancare il fiato. (Anonimo)
Beh, che dire? il testo ha un suo ché, indubbiamente, e ognuno può spaziare nel vissuto per poi dare la propria interpretazione ma, presa nel contesto, magari quell’interpretazione vira verso nuove visioni.

Scommettiamo? Leggi un po’ qui:


non è mia,
l’ho rubata ^_^
da un profilo Instagram che seguo

Non ho idea di chi abbia scattato la foto. Ovviamente è una targa piazzata a 1935,70 metri slm, sicché quel “fiato che manca” è per la fatica fatta, passo dopo passo, per giungere fin lassù; è per la visione di immenso che – sicuramente – si è trovato davanti quell’Anonimo (e tutti coloro che son arrivati lì prima e dopo di lui); è per quella grossa pietra dispettosa che rotolando ha messo in pericolo la sicureza della salita; è per un mucchio di altre cose che non posso immaginare.

Insomma, nel contesto, diventa un aforisma prezioso perché vissuto dagli amanti della montagna e da chi, come me, almeno una volta, su una cima c’è stato ed è rimasto in apnea per un po’.
Luglio 2001 – Dolomiti – Passo Giau – 2236 metri slm. Certo, comodini come eravamo, ci siamo arrivati, senza nemmeno programmarlo, in auto ma… mon dieu, il fiato m’è mancato lo stesso davanti a quello spettacolo visto dal tetto sul mondo dove l’unica cosa che si poteva toccare era il silenzio. Persino le nuvole si erano allontanate per lasciare il palcoscenico alle sfumature di un tramonto mozzafiato che colorava la roccia vicina formando un netto contrasto con le gobbe nere dei monti più bassi. Sembrava impietrito anche il tempo, come me che stavo lì, stretta nella giacca, ritta in piedi incapace di muovere un muscolo. Un’emozione indescrivibile, giuro. Nemmeno la foto con i più sofisticati apparecchi renderebbe la realtà, bisogna viverla… e la memoria cattura l’attimo 😉

Allora? È cambiato quel primo momento mozzafiato a cui hai pensato all’inizio?
Ma come no?!… e dai !!! ahah

35 pensieri riguardo “Non saprei dire da quanto abbia sviluppato una crescente idiosincrasia

  1. Aforisma, che parola abusata!
    Ne scrivevo pure io quando della vita non avevo ancora capito un… bel niente! (come se ora, invece… 😅)

    Però se fan riflettere, sono comunque belle parole e ben spese.
    (e io li chiamo pensieri altrui, perché suona meglio…) 😀

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    1. certo che vale! provare il brivido di una corsa sfrenata per ben 10 metri a 3 km/h, non è mica da tutti.
      (se superi i dieci metri, però, il fiato si regolarizza e poi diventa difficile fermarsi 😉 parola di ex runner)

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    1. Un pensatore che ci ripensa, grazie a una foto che toglie il fiato, presa da un Riccio del monte Gradiccioli.
      Gradisco, oui, ma – senza offese – non vorrei mai sembrare come Martin… Scortese.

      Bien, ora prendo le medicine e passa tutto… 😂

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  2. Gli aforismi mi hanno sempre lasciato indifferenti perché spacciati per pillole di saggezza.
    Quello riportato ha un briciolo di verità. Quando sei in montagna il fiato manca per certi spettacoli ma manca pure se cammini a passo svelto.
    Buona serata, Cate

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