Ho fatto di tutto per non dirtelo,

credimi. E però, ci son caduta dentro con tutte le scarpe in questa storia, non faccio altro che pensarci e se non ne parlo finisce che non trovo quiete.
Mi è capitata la stessa cosa solo una volta in vita mia, anni e anni fa. Da allora sono diventata le hérisson. Un giorno ti racconterò, forse. Ora, invece mi devo liberare di questo peso.

È la vicenda di una donna sui quarant’anni, un io senza nome, che all’inizio di una vacanza in montagna si ritrova davanti a una singolare parete che le blocca la strada del rientro.
Al di là di questo confine, si è impietrita ogni forma di vita umana o animale, solo le piante e l’acqua continuano il loro corso. Al di qua, invece, esiste lei, Lince (il cane), una gatta ribelle, una mucca comparsa dal bosco, e ogni altra forma di vita animale o vegetale.
Impara, quindi, a lavorare la terra, il legno, mungere Bella. Riscopre la natura e ne segue i ritmi. Riflette sul tempo – ora, così diversamente importante – sulla vera natura dell’essere umano e su un mucchio di altre cose tranne… su come fare per oltrepassare questo invalicabile confine.

Mi fermo qui anche se, naturalmente, c’è molto di più in La parete, il romanzo di una solitudine che Marlen Haushofer ha scritto con un ritmo lento e incalzante nello stesso tempo.
È un libro che mi ha appassionata. Pensa che. una quindicina di giorni fa l’ho divorato – in una domenica e l’alba del giorno successivo – e da allora non riesco a concentrarmi su un’altra storia né a smettere di chiedermi una caterva di cose ma sopratutto: chi ha alzato quella parete
Forse, l’io senza nome per chiudere fuori questo ‘mondo’ ipocrita, violento, arrivista, falso; sempre in lotta con la natura, i suoi simili, se stesso e il tempo?  Oppure è stato il ‘mondo’ che male accetta il ‘fuori coro’, mite, sincero? Prendendo per buona quest’ultima ipotesi, perché allora non c’è forma di vita al di là della parete? È forse lei che, da reietta, ormai considera così il mondo?

Probabilmente sulla motivazione l’autrice non si è voluta schierare lasciando al lettore la risposta. Per quanto, alcuni fatti narrati nel testo, certe minuzie significative, le riflessioni e l’accettazione di quella nuova forma di solitudine – non priva d’affetto – dell’io senza nome, mi portano a propendere per la mia prima ipotesi.
Ma magari, sicuramente mi sbaglio giacché, si sa, molto spesso per un lettore il libro che sta leggendo funge un po’ da specchio


ndh:  lo so che non ti prenderai certo la briga di leggere questo libro, ma, mon dieu, quanto mi piacerebbe se tu lo leggessi e mettessimo a confronto ‘diretto’ le nostre impressioni.

53 risposte a "Ho fatto di tutto per non dirtelo,"

  1. da come l’hai recensito forse hai trovato un riferimento personale, quella stessa motivazione per cui sei diventata le hérisson.
    Chissà se un giorno lo racconterai.
    Notte serena e non pensare alla parete.

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  2. Se c’è un muro ne nasce sempre la magia di un sogno di vita…un confine , è una soglia, un al di qua e un al di la (due parti indistinguibili… di qui il tuo personaggio impara a giocare con la natura e ciò che le riserva) Un limite si supera non saltandolo, ma sfidandone la funzione. Intenso e profondo il tuo post Herì…

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    1. Perfetta la tua descrizione, Ettore… perfetta!
      È profondo anche il contenuto del libro.
      Pensa che mi era stato segnalato tempo fa, ma io non l’ho voluto leggere, ora mi è ricomparso per vie traverse e… ed è stato subito amore. ^_^
      Grazie sempre, Poeta Ettore.

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    1. abbastanza eterodiretta, sia “culturalmente” sia non ultime in forme pratiche, come le trovate anti-COVID per esempio. Siamo sempre più cellule disperse senza una comune identità; sempre meno “politici”. Perlomeno è ciò che vede il mio occhio

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    2. ci sta 😊
      anche se a giudicare dall’aumento esponenziale di casi Corona, pare che non si riesca a stare senza assembrarsi per una bevuta, una festa o… un abbracciotto. 😊
      Credo che la musantropia sia qualcosa di più sottile e radicato.
      Scappo al lavoro (poco smart working per me oggi).
      Buona giornata, Arca’

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  3. buongiorno” carissima io lessi il libro più di 20 anni fa e alllora mi ha lasciato abbastanza sconcertata devo dire e io lessi in quella parete invisibile diverse cose, la prima cosa che pensai fu la morte, forse al di là della parete c’era la morte, certamente vi era anche un crtiitca fortr alla società del tempo. un ritorno alla natura, e poi forse il motivo principale è che la parete costringe la donna a far i conti con se stessa, con le sue paure i suoi limiti, quasi che la parete diventi una protezione per faarla riflettere su se stessa. io avevo letto anche il suo romanzo prima di questo “Un cielo senza fine” che rra il racconto della sua infanzia e anche lì c’era il motivo della parete come metafora della solitudine! ciaoooooo

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    1. Buongiorno a te, sì anche io ho trovato questi riferimenti di cui parli, ma analizzando a fondo i fatti (non ultimo l’uccisione brutale di Toro e Lince) ho optato per la ipotesi su riportata.
      È un racconto complesso e sfaccettato che, ad ogni pagina, lascia nuovi interrogativi.

      Come sempre, quando un autore mi cattura, faccio ricerchina oltre che leggere le note biografiche e so bene dei suoi precedenti. Leggerò anche altri suoi lavori, senza dubbio, ma col tempo… al momento son così “dentro” alla storia de “la parete” che non riesco a leggere nemmeno il ricettario di Nonna Papera. 😁

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    2. io credo che la risposta più chiara a chi ha alzato parete lei la dia nel suo romanzo precedente , che quando ti sentirai ti consiglio di leggere è propedeutico alla parte! ciaooo e buona giornata

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    3. può darsi, anche se – non risalendo al medioevo – penso oggi sia sempre valido: vivere la solitudine non ha tempo, la società è cambiata ma non certo migliorata (una volta c’era molta più aggregazione e si rispettavano certi valori) 😉

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    4. certamente , io mi riferivo in prticolare al richiamo che c’è nel libro al ritorno alla natura, al vivere lontano dalle città , al farsi da soli cio che serve, che era un motivo emergente negli anni 90 in cui il libro fu scritto!

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    1. Io ho avuto una crisi a cinquanta, quaranta non li ricordo nemmeno più ma stavo da Dio. Entrare nella mente femminile è difficile a qualunque età per un uomo, noi abbiamo un sistema operativo semplice, con pochi comandi.

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    2. peccato le donne non abbiano lo stesso sistema operativo ^_^ eviterebbero un sacco di danni
      😂😂
      Da tempo ho in mente di scrivere qualcosa a tal proposito ma… rischio grosso (🤫🤫🤫 le donne son di un vendicativo che metà basta 🤫🤫🤫 io non ho detto niente, neh !).

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    3. Sono arciconvinto che le peggiori nemiche delle donne siano le altre donne… anche perché se vi metteste d’accordo dominereste il mondo. Oddio, lo fate lo stesso, ma usando noi… 😂

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    1. 😳 compreresti?
      giura… giura… giuragiuragiura… ^_^

      (per me è un buon libro, ma sai che so mica se ti possa piacere, Alberto 😏? è lento, sì, però fa compagnia, fa concentrare e quindi… distrae)

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