Un conte de fées¹

Con quelle scarpette di raso azzurro allacciate – non troppo strette – alle caviglie, Charlotte avrebbe potuto persino piroettare a pelo d’acqua leggera come una voluta di fumo.

Le ricevette in regalo, da Fata Fortuna, nel giorno del suo diciassettesimo compleanno. Da allora, non passò giorno che non le indossasse. Le calzavano perfettamente, sostenendola con dolce fermezza, tanto da sembrarle una seconda pelle. Con loro, per Charlotte la danza non era più un sacrificio e, anno dopo anno, successo dopo successo, lentamente si insinuò in lei il sogno di diventare l’Étoile del Balletto dell’Opera.
Le mancava davvero poco per raggiungere quella meta, quando una sera, rientrando a casa da un matinée, il dispettoso Folletto Sort, appostato dietro il tronco di un albero, le fece un orribile sgambetto e, impadronitosi delle scarpette di raso, sparì nel nulla lasciando la ballerina a terra inebetita.

Senza di quelle, per Charlotte danzare perse ogni significato. Decise quindi, a soli ventotto anni, di ritirarsi dalle scene.
Il buon vecchio direttore dell’Opera cercò più volte di convincerla a rimpiazzare le vecchie scarpette, rubatele da Sort, con altre nuove. Convinto della sua bravura arrivò persino a supplicarla, ma lei non ne volle più sapere di nastri, rasi azzurri e punte rigide.

Però poi, nel tempo, pian piano, da sola, con caparbietà e sacrificio, riprese a danzare e persino a volteggiare en pointe su di un filo sospeso. Naturalmente, sempre e solo a piedi nudi.


¹ una fiaba

115 risposte a "Un conte de fées¹"

    1. Ho cercato un video con la scena di cui parlavo, ma non l’ho trovato. Però la storia delle scarpe magiche c’è anche là 🙂

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    2. Sì, direi di sì! 😀

      Trama: Jimmy Grimble è un ragazzino di 15 anni, follemente innamorato di una ragazza e del gioco del calcio e tifosissimo del Manchester City: Jimmy passa quasi tutto il suo tempo con il pallone, ma è affetto da “ansia da prestazione”, e per questo non riesce ad esprimere a pieno il suo talento se è osservato da qualcuno. La sua storia cambia quando, un giorno, dopo essere scappato dai bulli che lo perseguitano, un’anziana donna gli dà asilo e gli regala degli scarpini piuttosto malandati, appartenuti a un ex giocatore dei Citizens. All’inizio il ragazzo è scettico al riguardo, ma si vede costretto, ancora a causa dei bulli che lo tormentano, a utilizzare gli scarpini donatigli dalla donna: questo gesto cambia radicalmente il suo modo di giocare, nonché la sua vita, poiché crede che le scarpe gli donino un incredibile talento. Jimmy conduce la squadra in cui gioca sino alla finale del torneo, al Maine Road, proprio il giorno seguente alla morte della donna che gli ha regalato gli scarpini. Durante la finale, Jimmy capirà che la magia non era negli scarpini, ma nei suoi piedi e condurrà la squadra al trionfo nella manifestazione, guadagnandosi anche un posto nel Manchester City.

      https://www.tutelaminoriunife.it/jimmy-grimble/

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  1. Penso che l’equilibrio migliore sia proprio quello senza coreografia, senza strumenti che ti aiutino a gestirlo … e lei alla fine cercava proprio quello nella sua danza… Il contatto diretto del suo voto del suo corpo in equilibrio col vuoto … bella fiaba.

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    1. Benvenuta nel club delle Cat! Te lo dico in modo un po’ “narcisistico” (noi non siamo per tutti… Chi non capisce è perché neanche sa chi siamo) buonanotte 🤗🤗

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  2. una bella favola.
    O.T.
    arivò 😀

    Finito di passare le tue note da Notte di San Giovanni.
    Una precisazione. Scrivo
    Più di una volta era apparsa al termine della gara la terza americana della squadra per i punti segnati e i rimbalzi catturati
    E nel commento non capisci il senso. Nelle squadre femminili giocano solo due americane, che di norma
    sono le migliori ma non sempre. Quando un’italiana si comporta come un’americana allora nel gergo cestistico si parla di terza americana. Certo avrei potuto spiegare tutto questo ma rischiavo di essere prolisso.

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    1. aaah! ecco, le regole del basket non le conosco e, ammetto di non averle cercate intrappolata com’ero in quel momento della storia.
      Però mi chiedo quanti lettori pensi che seguano quello sport e quindi capiscano quella frase senza far confusione con l’altra quadra americana? ^_^

      Grazie per l’ “avrò” 😊😉 l’ho corretto.

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  3. e alla fine Charlotte s’avvide d’essere una ninfa smarrita ai bordi di una città… il folletto Sort, in fondo, l’aiutò, di fatto, nel recuperare la memoria piena della sua vera natura…ed ora, danza , lieve, tra boschi e limpide acque di lago… ohhhh que delicatesse mà pètite Herì ❤

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    1. ehm… veramente… puoi già prenotare il tavolo per due ma dubito che ci sarà posto prima del dicembre 2021, ma ciò è una fortuna per me che così metto da parte mille e passa euro che serviranno per pagare il conto della scommessa… sai il cuochetto Francesco Bottura è un cuoco stellato oltre che vincitore di un premio mondiale come miglior chef… ☺️
      porta chi vuoi…

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    2. e qui proprio ti sbagli alla grandissima 😛 Questa settimana si sperimenta la farina tipo 2, dopo aver provato la Manitoba le due precedenti e ovviamente, varie sessioni con farine 0 e 00. Non la condisco, faccio la focaccia “genovese”. Aggiungo, quindi, solo l’emulsione.

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    3. nevvero dai!

      La migliore per ora devo dire che è ancora la 00 come risultato finale. La 2 però l’ho appena sfornata, quindi vedremo…… secondo me il meglio si ottiene facendo dei mix di farine e soprattutto non impastando a mano 😅 attualmente io non dispongo di planetaria. Tu che farina usi di solito?

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    4. si solito uso un mix di 3 farine: 100 Manitoba, 300 doppio zero, 100 semola.
      ma di solito ci faccio la pizza.
      per la focaccia ci vuole una farina che dia morbidezza, quindi userei solo la doppio zero e un po’ più acqua di quella che metto nell’altro impasto.

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  4. Personalmente da scrittrice come da lettrice cerco in una storia il ritmo, deve avere sempre una certa cadenza e regolarità e quando ciò accade, quella è la vera magia, ciò che rende interessante una qualsiasi storia. Grazie a ciò ho potuto vivere una storia che, se si fosse estesa in numerose perifrasi descrittive, avrebbe perso fascino ai miei occhi. Mi hai saputo rapire con le parole, con i pensieri, le emozioni di Charlotte. Attraverso questa stesura ho percepito quanto era importante per lei la danza e soprattutto quelle scarpette, ma ancor di più ho vissuto la logica diquel gesto così estremo alla fine, perso ormai il mezzo necessario al raggiungimento della felicità. Spero di averti risposto. Buonanotte!😊

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  5. Ho sentito parlare di Osteria Francescana. Non c’entra con Charlotte, ovviamente, ma la fiaba è deliziosa e quando tornerò all’Osteria Francescana penserò sia alla protagonista che all’autrice.

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