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L’uomo in jeans e camicia azzurra, guardò l’orologio digitale appeso proprio al di sopra della doppia porta di metallo in fondo al lungo corridoio color crema: segnava le 03:34. Fece mente locale del tempo trascorso da quando, ricevuta la telefonata, si era precipitato rischiando una multa per eccesso di velocittà, parcheggiato la sua Giulietta da qualche parte nell’enorme spiazzo, salito di corsa quelle due rampe di scale per arrivare sin lì col cuore in gola per poi sentirsi dire:

«È un po’ presto. Pazienti qui e stia tranquillo». Erano passate oltre sei interminabili ore in cui per la tensione non era riuscito a mandar giù nemmeno un sorso d’acqua.

Essendo fissato con i numeri, all’inizio, per ingannare il tempo e tener occupata la mente, aveva contato i passi del suo andirivieni lungo quei dieci metri di corridoio perdendone il conto molto presto. Non riuscva nemmeno a star seduto a lungo su una delle quattro poltrone marroni così basse che non gli permettevano di trovare una posizione comoda per le sue lunghe gambe. Riviste in giro, neanche a parlarne. Persone con cui scambiare due parole men che meno. Che fare?
Esausto, aprì una delle otto finestre che davano sul parco e, accesa l’ennesima Dunhill, fissò la luna: «Sembra l’unghiata di un gatto su una coperta di velluto nero» sussurrò in una nuvola di fumo. “Ecco, sì, un giorno le racconterò che questa luna gatta l’aspettava con me” pensò aspirando un’altra breve boccata dalla sigaretta.


continua? mah… sai che non so?
forse, ma solo forse, sì…
magari là… oppure qui
vedrò

134 risposte a "Aggiungi titolo"

    1. Joyce non ho ancora avuto l’ardire ^_^
      Dei russi ho letto un paio di Bulgakov e qualcun altro. Niente male.
      Ma gli autori “pipposi” sono quelli che mi attirano di più: sanno incuriosirmi. ^_^
      va beh, mica tutti cerchiamo la stessa cosa nei libri, no? Io cerco domande, un altro risposte, altri ancora compagnia, sogni, sapere, e molto ancora.

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    2. Vorrei essere chiaro di questi ne ho letti non pochi. Dire che mi hanno entusiamato è come picchiarsi con un bastone sulle mani ed essere felice.
      Di Wallace ho letto due cose la scopa del sistema e la ragazza coi capelli strani. Infinite Jest abbandonato.
      Di Murakami gran parte della sua produzione, la trilogia cominciata più volte e più volte abbandonata, di Bulgakov Cuore di cane e il maestro e margherita.
      Di Tolstoj nulla. Proprio non ce l’ho datta di Dostoeskjj i racconti. Di naltri russi romanzi. Dei giapponesi a parte Banana ci giro al largo. Insomma pur non essendo congeniali questi autori, qualcosa ho letto.
      La domanda se eri impegnata a leggere qualcosa di pesante non era oziosa. Il 24 giugno volevo pubblicare ‘La notte di San Giovanni’… si insomma hai capito. 😀

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    3. 😂😂 ho capito, sì. Ho le ultime pagine di Wallace… domani avrò finito, sicché 😉

      Ho capito anche che non demorde e anche se un autore non ti piace, lo cerchi.
      Ti ammiro, io non ho questa facoltà e ci son certi autori del 900, anche Nobel, italiani o statunitensi, che proprio non riesco a digerire… poi si sa, tutto è legato al momento, chissà forse, ma solo forse, un domani. ..

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    4. bene domani spedisco.
      No, non demordo. Ci provo con risultati alterni. A volte impiego mesi per finirlo. Ricordo un Faber che l’avrò cominciato trenta volte e mi sono sempre arenato a pagina venti, finché con un sforzo di volontà sono andato oltre. Tempo di lettura due mesi 😀

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    5. vai svelta.
      Quel libro fu un successo e vinse dei premi e credo ne fu ricavato anche un film.
      Di lui ho letto un altro romanzo, precedente a questo. Sotto la pelle che non mi era dispiaciuto.
      Però questo rimase sulla mia scrivania un anno 😀

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    6. 😆😆 capita.
      sai? anche se qui ne parlo poco, il mio autore in cima alla lista è Baricco. Di lui ho letto (ma anche riletto) ogni romanzo, saggio o articolo di giornale ma c’è un suo libro, City, che da anni proprio non riesco a leggere anche se, una volta, son persino arrivata a pag 30 😂😂 e niente… non tutte le ciambelle riescono col buco 😉

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  1. ma l’eccesso di “velocittà”, è un termine stratosferico. In una parola identifica una azione e anche il luogo in cui avviene, definisce anche la caratura del luogo in oggetto, ovvero la frenesia della città dai ritmi veloci. Boh, ovviamente non è un refuso, vero? 🤣

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    1. no no, ma ti pare che io sono una che ‘re_fusa’ al più ‘regina_fusa’ … scusa neh !

      (😂😂 ok beccata come al solito, ma no, non correggo altrimenti il tuo commento così simpatico e ironico perderebbe appeal 😝)

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    2. nono Caterina, mi hai convinto proprio. Ed ho deposto le armi, almeno nel giorno del mio compleanno ho deciso di essere una persona meno belligerante e più accomodante. Anche un po’ accogliente.🤗 Eccomi, mi sento come il divano più comodo che tu possa avere, come il camino che sfrigola e ti coccola nel suo tepore, mi sento come il salotto silenzioso che ti culla tra le sue braccia di moquette intrisa di acari… ahah

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  2. Prima di tutto io ho capito che eta il tuo compleanno quando hai postato l’espressione tipica di Homer, ma non riuscivo a commentare! Seconda cosa secondo me sta magari sognando! Vedi mai che..cada dal letto e si svegli!😌

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  3. Intento a tirare boccate profonde di fumo con cui amava riempirsi la bocca, non si accorse dell’ombra che era entrata nel suo campo visivo nel radiante occidentale. La nicotina aveva il potere di calmare la sua mente ma il rumore di un cellulare lo riportò presente a sè stesso. Si accorse che la figura femminile a cui apparteneva l’ombra non era sola. L’uomo accanto a lei rispose in una lingua slava e lui fece un passo indietro. Fu un gesto naturale e non voluto di cui sentì intimamente la vergogna. Mai gli era successo di provare imbarazzo di fronte a situazioni ambigue. Aveva sempre creduto che la sua forza stesse nell’espressione scanzonata che imperlava la sua faccia di tolla. In quell’istante sentì le gambe non più ben ancorate al terreno e un brivido lungo la schiena arrivò a ricordargli che era entrato in un territorio di cui non conosceva le mappe.

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  4. Gli bastò battere le palpebre un paio di volte per capire: doveva farsi amico l’uomo. Non conoscendo lo slavo adottò il saluto interplanetario di Mork al quale l’apparente nemico rispose dandosela coraggiosamente a gambe con un triplo salto dalla finestra rimasta aperta. Il tabagista e l’ombra della donna rimasta sentirono appena un lieve “plot” all’atterraggio. Rimasti soli, lui, guardandola in quelli che credeva fossero gli occhi, le raccontò della luna gatta, delle api e dei fiori e di molto ancora.
    Lei ascoltò estasiata, in silenzio, fino a quando lui le parlò del Milan.

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