La scatola

Suonano alla porta. Chi può essere a quell’ora della mattina?
Posata la tazza del caffè, la donna va ad aprire. Si stranisce nel vedere un fattorino in divisa bianca impeccabile che la saluta sorridendo porgendole un pacco non molto grande e una ricevuta da firmare. Legge attentamente il nome del destinatario: è proprio il suo. Il nome del mittente non è compilato.

Dopo aver firmato, chiude la porta e torna in cucina. Mette il pacchetto sul tavolo e lo fissa con sospetto continuando a sorseggiare il suo caffè.
Chi può averlo mandato? E se dentro ci fosse una bomba pronta a esplodere?  Ride tra sé della sua diffidenza: non ha nemici, di questo è certa. Si decide ad aprire il misterioso pacchetto. Lentamente scioglie il sottile nastro di raso, leva la carta dorata che lo avvolge. Le appare una scatola di legno verniciata in verde. Cautamente la apre e trova che ha l’interno foderato in velluto cremisi. Null’altro.

Non può perdere altro tempo o finisce col far tardi al lavoro.  Lascia la scatola sul tavolo in cucina, butta carta e nastro nel secchio e corre in ufficio.

Rincasa prima del solito, con la vicenda della mattina sfocata nella mente. Si dice che forse ha sognato tutto. Ma la scatola di legno è sempre lì, aperta, sul tavolo. Vuota.
Attonita, per qualche minuto la guarda chiedendosi chi possa avergliela mandata. Si guarda attorno e decide che la cucina non è certo il posto più adatto per un oggetto così delicato. Allora la prende e gira tutte le stanze per trovarle una sistemazione migliore. Ecco, sì, sul comodino, accanto al letto, sembra essere proprio il suo posto: a lei rivolgerà il buongiorno e la buonanotte.

La mattina dopo, suonano alla porta. Va ad aprire e una signora vestita di viola  la saluta cordialmente. Poi, seria, dice che è venuta a prendersi la scatola di legno verde con l’interno di velluto cremisi. Sostiene che c’è stato un errore nelle consegne perché quel pacco era destinato a lei.

La donna, esterrefatta e confusa, senza dire una parola va a prendere l’oggetto  e lo consegna, con stizza, alla signora in viola.
Sgomenta, si chiude la porta alle spalle. Giusto un attimo e capisce che: No! La rivuole indietro, la scatola.  Spalanca la porta, corre  giù per le scale urlando “È mia! Sul pacco c’era il mio nome!  Hai capito?! Rendimi la mia scatola verde! È mia!”. Continuando a urlare, arriva fino in strada. Sconvolta si guarda intorno ma la signora in viola è sparita e la scatola di legno verde dall’interno cremisi insieme a lei.

53 risposte a "La scatola"

    1. Facciamo così. Se il cremisi è in ogni caso il colore che più di tutti evidenzia qualcosa di importante … allora quella scatola è un po’ noi con quello che di valore abbiamo ogni giorno riposto all’interno … troppo vero? 🤔

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  1. Illusione. A due facce.
    Illusione di poter tenere qualcosa di piacevole per sé e illusione che tutto questo sia successo.
    A dire il vero mi suggerisce un’immagine molto più apocalittica. Pure troppo, retaggio di Murakami 😄

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    1. 😂😂 Murakami Sama lascia il segno e mi piacerebbe conoscere questa tua idea apocalittica.
      In verità mi piacerebbe conoscere anche la sua se leggesse sto pezzo, ma dubito di sopportare l’umiliazione che ne deriverebbe.

      “Illusione di tenere qualcosa per sé”, sì in linea generale ci hai preso, J. ^_*

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    2. A me invece piacerebbe sapere della scatola verde con il velluto cremisi. Fede, speranza… hm. Bel rebus per un discromatico 🤔

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    3. elementare Watson, sì, il verde è la speranza.
      Il cremisi è un rosso, quindi… vien da sè. Il bianco è il colore degli angeli: il destino buono. Il viola è quello del male.
      insomma, è la solita storia banale… niente di che.
      deluso, J?

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    4. No, assolutamente, gli attori ci sono e la mia visione apocalittica era più o meno giusta, diciamo che nella mia immaginazione ho usato costumi più vistosi e pacchiani. Per fare un paragone, alla tua West Side Story ho aggiunto i costumi del Rocky Horror Picture Show.
      Quelle finesse. L’eleganza, proprio.

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  2. Della serie: a caval donato non si guarda in bocca? Oppure, mi viene in mente la scatola misteriosa del film di David Linch “MullHolland drive”.
    Bello davvero questo tuo racconto breve, una chicca che intriga

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    1. ahahahah! Questa sì che è originale!!
      Mi sa che leggi tanti libri di fantascienza, Carrettoni. 😉

      Ps: non l’ho ancora iniziato il tuo secondo libro, devo prima finire Limonov, ma ci sono quasi ^_^

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    2. È scienza, non fantascienza, dicevano molti anni fa in una pubblicità… E quello che a noi sembra magia è solo scienza più evoluta che ancora non conosciamo… Sono in vena di citazioni.

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    1. Perché no?? È molto bello il tuo racconto. La parte fantasiosa mi fa pensare ad un salto temporale tra universi paralleli. Quella razionale, batte su una sorta di tradimento. Ma è la bellezza delle parole…possono aprirti diversi mondi.
      Fa la brava. E stai a casa!! 😘

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    2. E chi si muove! Non esco nemmeno in giardino.
      Certo è dura con il sole fuori ma al “via libera” mi rifaccio e attraverso le alpi, persino. ahahahahah!
      Sta bravo anche te, Sephi’
      bisou sur le nez 😉
      e GrazieGrazieMerci

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  3. Il vero mistero è : come faceva la signora a sapere che era pervenuta a lei la scatola di legno verde con l’interno di velluto cremisi? Prima di dargliela avrebbe dovuto farle almeno qualche domanda. L’ingenuità non è contemplata in un mondo pieno parlatori………

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    1. Guarda che sei intelligente!! Comunque ho sicuramente un problema con le visite inaspettate. Trovo odioso che qualcuno possa deturpare la quiete casalinga di qualcun altro con modalità così brusche….. Rendiamoci conto ed ammettiamolo, il campanello è qualcosa di terrificante.

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