Gerico

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l’aria sembra fargli spazio

ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov’eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
– fresca –
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

Pierluigi Cappello da Un prato in pendio

49 risposte a "Gerico"

  1. Pare davvero che l’abbia scritta in questi giorni, per dirne degli umori. E’ proprio della poesia di certi poeti di rimanere sospesa, in attesa che la si faccia propria al momento opportuno, anche dopo mille anni…

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  2. Sarà banale ma, un particolare che mi piace molto di questa poesia è la capacità di far sentire il lettore nella stessa strada di chi sta fischiettando facendoti quasi scordare di non esserci effettivamente. L’esperienza è vissuta per tutto il tempo all’interno dell’ufficio, dove si sta ballando il tango intendo, eppure ci rende conto di tutto ciò solo al volgere del termine… Pura evasione.

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    1. Le impressioni non sono mai banali, Alberto: dimostrano di aver *ascoltato* le parole.

      Trovo che lui sia uno di quei poeti che non ricorre la “ricercatezza” nello stile, ma semplicità, in questo modo arriva a tutti e le sue parole diventano l’espressione di più pura di poesia: regalare emozioni.

      Sai una roba, Alberto, io – dopo aver ascoltato il fischiettare – invece mi son vista tra le mura di casa mentre in preda alla noia tamburellavo (non proprio un tango) con le dita sul tavolo chiedendomi quando finirà e potrò tornare a spassarmela a spasso (“la terra che calpesteremo, allegri”)… la quintessenza dell’evasione :-)))

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    2. Se devo essere sincero, preferisco nettamente un autore che “arrivi” senza per forza usare troppi fronzoli. Anzi, la capacità di scrivere poesie rimanendo ancorati al terreno, la trovo una dote assoluta ed invidiabile!

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    3. Anch’io detesto i fronzoli, ma – siccome sono un po’ troppo lenta e pigra di comprendonio – anche certe metafore esagerate (ne leggo spesso in certi autori) non mi emozionano.
      Versi liberi… senza schemi… con la sola voglia di dire, emozionare, farsi capire e, sopratutto, “le chiuse” giuste ( 😉 ) , questo mi piace.

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