sicché ci provo qui,

dove nessuno è obbligato a leggere men che meno ad ascoltare.

Di stare ancora tra le braccia di questo stallo che sono arrivate pian piano a stringermi fino a svuotarmi soffocarmi, devo svincolarmi o mi finisce male… e temo di sapere come. Ci sono già passata e non ho nessuna intenzione di ritornarci.
Devo liberarmene.
Fin’ora in momenti così, una corsa in autostrada senza meta e con la musica a palla o una lunga pedalata al sole mi mettevano in sesto. Ora non si può uscire.
E siccome non oso né posso farlo con nessun’altro, lo faccio scrivendo a ruota libera e, per una volta senza forma, metafore o parallelismi, personaggi del bosco… senza nascondermi ché, in questo caso, sarebbe uguale a un mio silenzio e… il silenzio genera nostri.

Da giorni mi guardo allo specchio e non mi riconosco. No, non sono cambiata nel fisico ma nello sguardo, nella piega delle labbra. Occhi spenti, sorriso che punta a sud. Effetto quarantena che, qui, dura da oltre un mese. Un mese di segregazione e paura crescente.

Paura non per me, che nulla e nessuno lascerei, ma per la vita dell’uomo più bello, morbido e goloso del mondo, mio padre, che a 65 anni ancora lavora, con il quale faccio finta di nulla anche se lui sa.
Paura per quella del generale, mia madre, che vive e lavora, qualche latitudine più sotto di noi, in “prima linea” di questa emergenza.

Paura del futuro, perché dopo anni in cui non credevo più in nulla ho creduto in un mio progetto al quale per tre mesi ho lavorato anima e corpo: già vedevo l’innaugurazione entro la fine dell’anno. Che scema, fissata come sono con i numeri doppi mi dicevo, 2020 è un numero che porta bene, vedrai sarà un successone… che scema… mon dieu, je… idiote sans avenir!

Paura di questa mia nuova debolezza emersa: credevo nel mio essere asociale e a_social, nella mia autonomia, nel bastarmi… e invece ultimamente vorrei solo qualcuno per parlare, ascoltare, parlare, ascoltare… ascoltare… ascoltare… e ancora ascoltare per sentiri viva, per sentirmi dire con sincerità “Anch’io come te. Non sei sola. Due è l’inizio di una moltitudine”.

Paura di non farcela a resistere, di uscirne malconcia: un mese in casa uscendo solo una volta a settimana è dura se non lo si è scelto.

Non so più pregare, anche se lo ricordassi non saprei chi pregare, ma in questo periodo spesso mi chiedo se questa quarantena iniziata con la quaresima non sia un avvertimento… se lo è, la resurrezione è lontana.

Per quanto, a me basterebbe ritrovare presto una briciola della tavolozza con i colori dell’entusiasmo che ho perso:
il giallo sole per riscaldare i miei sorrisi
l’azzurro cielo per dipingere il gioco di parole offerto dall’amica mano tesa, al quale lavoro da un’intera giornata senza riuscire a trovare la gradazione di cielo che ci immagino dentro
il blu oltremare per navigare con un libro a mo’ di zattera: leggere mi ha sempre tenuta a galla, ma ora è un imbarcare acqua e questo mi fa male, mi fa sentire senza appigli
l’indaco, colore difficile da identificare proprio come un mio qualsiasi scritto che, più che scritto, è una voce senza pretese, sommessa, quasi un bisbiglio confuso da arrivare appena a orecchie ben tese e che, da qualche tempo, invece, tace
il verde per trasformare in giardino le sabbie mobili che mi stanno inghiottendo

Sto crollando
e non solo di sonno

83 risposte a "sicché ci provo qui,"

  1. Non sei sola.
    Forse sono più asociale e a-social di te, fatto sta che non sto vivendo questa situazione allo stesso tuo modo, anche se il pessimismo congenito mi fa guardare al futuro con occhi vuoti di speranza. Vivo l’attimo, forse è l’unico modo di andare avanti.

    Scrivimi, se vuoi, tutte le volte che ne hai voglia 🙂

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    1. Grazie Cap.

      forse più che viverlo l’attimo bisognerebbe lasciarselo scorrere addosso, solo che questo attimo sta durando un po’ troppo e non se ne conosce la fine. Sai com’è, anche l’acqua leviga i sassi a via di scorrere.
      vorrei solo sentirmi un poco poco più viva, tutto qui. 🙂

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    2. Preferisco viverlo, l’attimo, piuttosto che lasciarmelo scorre addosso, anche se questo significa andare controcorrente. E per viverlo non conosco modo migliore che studiare cose nuove, o ripassare bene quelle che ho studiato già 🙂
      Buona notte, sogna.

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  2. In questo momento non ci sono molte alternative, si naviga a vista, un giorno alla volta.
    Tempo fa una persona mi diede un consiglio molto semplice: “continua a respirare”. Non farà miracoli, ma ha funzionato.

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    1. e dove era finito sto commento che mi notificano solo ora? 😦
      Bien, continuerò a respirare, J.
      Intanto stamattina va decisamente meglio: lagnarmi mettendo nero su bianco, rischiando figuracce, chiedendo umilmente aiuto, è sempre una buona terapia.
      Grazie, J. 🙂

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    1. Le fasi calanti toccano a tutti in momenti diversi. In questa incertezza, in cui tutto scorre (soprattutto i moduli di autocertificazione) bisogna avere una prospettiva per il futuro, fosse anche una cosa piccola come una gita fuori porta o un pranzo in ristorante 😉
      O quello che tu vorresti fare.

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    2. come dicev nello sfogo, mi basta riuscire a leggere o a scrive qualcosa di spettinato.
      Comunque oggi va meglio, grazie Gra’
      (ahahah maledetti moduli. mi sa che arriva il quinto perché c’è un’imperfezione evidentissima dell’ultimo ahahah grrrrr)

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  3. Herí siamo tutti nel barcone e siamo tutti azzittiti, silenziosi, tristi e pensierosi come te. Sul fondo si trovano piccoli tesori che ti danno la spinta per risalire, è buio il fondo ma se tocchi bene prima o poi qualcosa trovi. Ti stringo forte forte

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  4. Cat se ti senti logorata e limata ogni giorno nell’anima vuol dire solo che sei…… giovane!! Ad una certa età, dopo che l’acqua ha levigato per bene il sasso, si resta quasi rassegnati a quanto succede e allora ci limitiamo a respirare e a scegliere qualcuno purché respiri. Il tuo sentire è positivo, aggiungi che a breve tutto ciò finirà!! 😁

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  5. È una situazione nuova, strana e straniante. Difficili i consigli. Si dice che ogni testa è un piccolo mondo e ognuno ragiona a modo suo. Ma le tue sensazioni sono comuni a molti di noi. Nonostante io sia costretto a lavorare fuori casa i miei pensieri sono simili. Paura, per me ma soprattutto per chi mi sta vicino. Smarrimento si quello che sarà il futuro. E svuotamento. L’idea che sia inutile fare qualsiasi cosa, anche solo leggere o scrivere. In questo momento guardo fuori e vedo il mondo vuoto e tranquillo, quasi non sembra vero. Penso che ci adatteremo. A qualsiasi cosa accadrà. È la nostra natura. Adattarsi.

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    1. Già il sapere di non essere la sola a non riuscire a leggere o anche solo a pensare pensitivo, mi fa sentire meno isolata.
      Adattarsi? Sì, già lo so che quando sentiremo dire “tana libera tutti”, io resterò in casa tappata, ma a quel punto sarà una MIA scelta che equivale a “riprendermi la libertà”. 😉
      Grazie, Carrettoni

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  6. non abbassare la guardia, tieni testa alla depressione, accendi luci di interessi e strafogati delle cose che più di piacciono ( non solo dalla dispensa 🙂 ) e pensa che siamo tutti accomunati dallo stesso piccolo grande isolamento . un abbraccio

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  7. Uelà, ragazza, non ti intristire eh? Ti mando Miguel a tirarti su con Chico ed i Koala. L’arcobaleno ha tanti colori, tutti belli, entusiasmanti… capisco le tue preoccupazioni, per i tuoi cari, per i tuoi obiettivi… è naturale e sarebbe anche sciocco fare finta di niente. Ma quando passi davanti a quello specchio fatti un sorriso, te lo meriti…

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    1. usssignur, la ciurma di Miguel e gli altri, già solo a nominarli mi vien la ridula. Ahahahah

      Lo dico io che sei Grande, Gio’.
      Dai che la sfanghiamo… oggi va già meglio 😉

      Un abbraccio a stretta distanza.

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  8. un bello sfogo prima che la pentola esploda. Certo che tutto questo mette a dura prova nervi e pensieri, anche perché la psicologia non aiuta: non tanto restare chiusi – anch’io esco una volta a settimana e prima tutti i giorni mi facevo una passeggiata per prendere il giornale o andare da qualche parte e tutto questo mi manca – ma la condizione psicologica di non poterlo fare. Certo tu hai preoccupazioni familiari e personali e questo acuisce il senso di disagio.
    Non ti suggerisco nulla perché non avrei nulla da suggerire, né di scrivermi in privato – se ti va fallo e io rispondo – ma non devi farti travolgere dall’onda malefica d questo periodo.
    Sarò pessimista, io che vedo tutto bello anche nelle situazioni negative ma il ritorno a una parvenza di normalità sarà lungo e traumatico

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    1. Esatto, è la mancanza della possibilità di “fare” che, unita alle preoccupazioni fanno sclerare, svuotano dalla voglia di fare anche quel minimo che si può.
      Temo anch’io che non sarà breve e già il solo fato di poterne uscire senza “danni irreparabili” è una fortuna.
      Grazie alle parole messe nero su bianco e all’affetto di tutti voi, oggi va già meglio.
      Barcollo, ma non mollo 😉

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    2. ma te hai chi può fare la spesa al posto tuo ^_^
      io no… sicché quando in Dispenza (frigo comoreso) l’unica scorta è l’eco le possibilità per me sono due: o esco a far la fila al freddo o chiamo il 118 e mi faccio fare una glucosata a goccia lenta ^_^

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    3. Ma no. Nessuno fa la spesa al posto mio, a parte qualche giorno fa che un supermercato biologico, Naturasi, mi ha portato qualcosa a casa (arance, biscotti, farine e pasta). Nei giorni precedenti ho fatto scorte di quello che mi sarebbe servito riempendo frigo, freezer e pensili più la cantina 😀
      Adesso ho scorte per quasi una settimana ma la prossima dovrò fare la coda per entrare al supermercato 😦
      Se non avessimo fatto così quindici giorni fa saremo nelle tue stesse condizioni.

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    1. 😂😂 occhio di lince!

      in verità non l’ho nemmeno riletto ma – anche se – non lo avrei trovato, ne sono sicura.
      vedi se ne becchi altri così poi correggo tutto 😉

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  9. Ne ho trovato un altro ma non te lo dico 😛

    Ci sono tanti bei colori nel tuo racconto. Tanti bei colori che nel buio spariscono, smettiamo di vederli ma sono lì, ancora tutti espressivi, vivi. Questo periodo di isolamento e reclusione ci sta mettendo a dura prova, spesso lasciandoci soli con noi stessi e tutti i nostri fantasmi. Avrei tanto altro da dire ma basta….

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  10. A volte è come se il mostro si impossessasse di noi. È come perdere la fede. Tutto diventa più scialbo. Manca il colore. L’anima regredisce. Ma tu…mondieu!!
    Non tu.
    Tu me fais parler le français aussi, je ne connais pas un mot de français!!

    So che è dura. So che tutto sembra senza senso. Ma se ti serve uno con cui parlare, io ci sto. Anche per mandarmi a cagare. Che come Rocky Balboa, io so incassare.

    Non è tempo per crollare. È tempo di porre radici più forti.

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    1. dici di non conoscere una parola di francese ma mi piacerebbe sapere quale visto che hai ben scritto un’intera frase e lunga per di più. ahahah! 😉

      Sì, il mostro ogni tanto prevarica un po’ su tutti in questo strano periodo che oserei definire distopico. Però bisogna impedirgli di lavorare troppo ai fianchi, bisogna sputtanarlo :-))) È questo che ho cercato di fare l’altra notte. E mi è servito ^_^. Mi serve sempre scrivere e se poi riesco anche a superare la vergogna e pustarlo qui sul blog è ancora più efficace.
      Grazie, so che ci sei e so che hai buone orecchie per ascoltare e buone parole sincere che vanno a segno.
      Ora va già molto meglio ma, mi conosco e non so quanto possa durare sicché resta nei paraggi, Sephi’. 😉

      “Non è tempo per crollare. È tempo di porre radici più forti” ^_^ oui!
      ❤ :-*

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    2. Nemmeno una. Dico sempre la verità. Mai studiato il francese. Ho semplicemente usato un traduttore!! 😜😂😂😂

      Hai fatto bene a scrivere. Aiuta a liberarsi. Ad affrontare le paure. E poi come vedi c’è tanta gente che tiene a te. 😊

      Ci sono. Finché lo vorrai. E resto nei paraggi. A controllare che i mostri restino lontani. Sicché…
      Resta forte. ❤️

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    1. ahahah! e te come sai che sto leggendo Limonov?
      oddio, leggendo è una parola grossa, dovrei dire leggiucchiando, in altri tempi lo avrei già finito da un pezzo e invece non sono nemmeno alla metà :-/
      Eppure mi appassiona la storia di questo personaggio controverso e controvento. Così come mi appassiona quella della Russia. E poi, Carrère è un autore che ho scoperto da poco con “I baffi” e l’ho trovato interessante.
      E te, hai letto Limonov?

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    1. MIIIL ! l’ho finito stamane, sai?
      Limonov, intendo.
      Ti giuro che se mi avessero detto “leggerai un romanzo storico, politico che gira tutto attorno ad un personaggio ambiguo eppure cristallino, che riconosce un unico padrone: se stesso, con un unico ideale: se stesso, con alti valori morali” li avrei presi per matti. 😀
      E invece è stato interessante e appassionante, coinvolgente. Mi sa che hai ragione, sai, MIL, questo libro resta dentro.
      Sono sempre più convinta che i libri ci vengano a cercare…
      L’unico neo è dato dal tempo: ora so come e quando è morto Limonov. Se lo avessi letto un paio di mesi fa, invece… ci avrei fantasticato su. ^_^

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