freni a schizzo

sono solo ma con Dario: il mio amico
immaginario. lui non esce né di notte
né di giorno e se ci riesce: mi rincasa
molto presto, dorme in testa ma da sveglio
sta in un circolo a passeggio tra il divano
e l’ippocampo, e da sempre, da ch’è nato
travestito da delirio. e ricordo ancora il giorno –
il suo primo compleanno – in cui mio padre


spaventato dal talento nell’avere un compare
così amorfo: mi porta in ospedale. e qui sbatto
nella diagnosi feroce che mi sfascia ogni ipotesi
felice: freni a schizzo m’hanno detto.
certo mica immaginavo che il mio Dario
fosse d’aria. sempre qui. sempre stato
alleato allacciatosi ai miei sensi in avaria.
e dall’oggi così a un altro per magia:
sì papà scompare e lascia un vuoto.
quello stesso in cui abita anche Dario.
e io solo trovo schiaffi nel ricovero
quante botte quante pillole e la testa
che mi splode è firmata dal dottore
certo Dario sarà informe come un padre
ma fa peggio l’uniforme da infermiere
che ha meccaniche da boia non di cura
lancia gli aghi a caso e abusa di punture
per la sottomissione. così scappo via
con Dario e divento clandestino
e voi contenti del controllo che vi stringe
sogni al collo mi guardate come un mostro
che si spegne solo a poco. ma l’ormone
dell’amore suggerisce scappatoie. labirinti
dice Dario. e al mio centro c’era Gioia.
lei parlava da uno schermo mi diceva
di comprare: assorbenti del dolore. ripeteva
quel suo monito proiettata da più monitor:
in quei giorni ho paura di sentirmi insicura.
amore mio non dirlo a me giacché t’aspetto
qui sul ciglio di un binario ad alto rischio
di suicidio. ma non salto perché Dario
preferisce te alla morte e suggerisce d’aspettare
ma sto solo ad aspettare sempre solo a dispetto
di ‘sti mesi che divoro finché Dario parla a noia:
è un peccato non esista alcuna gioia
e di nuovo io da solo. mai nessuno che mi veda.
e la strada si fa casa ma nemmeno lei m’ascolta
ché le mani hanno fame: sono piene
non di pane a cui sogno dare un morso
non ho pane. ma monete fuori corso
che non comprano nemmeno
una dermocella a Dario per difendeci dal freddo
che ci crepa: questapelle immaginata.
sicché solo. sempre solo. con l’amico immaginario.
lui ch’è l’unico a coprire queste voci: no
non in testa ma nel mondo che rifiuta
di pensarmi una persona. queste voci
sermoneggiano: la tua vita non ha senso.
hai già perso. sei inguaribile.
e io solo resto solo. sì con Dario
che per quanto immaginario
sono io l’invisibile

Nicolas Cunial *
dalla sua silloge “BLACK IN / BLACK OUT”


*poeta e performer è scritto sulla quarta di copertina.
dirompente suggerisco io avendolo letto, ipnotico ascoltato di presenza in un pomeriggio di due mesi fa circa a Milano

25 risposte a "freni a schizzo"

    1. e, sopratutto, con i suoi testi dà voce tonante a urla altrimenti silenti… e non è poco.

      non potendolo fare da te, J, ti rubo un attimo per ringraziarti: con il post di Constable mi hai aperto la finestra su di un mondo che, sbagliando, ho sempre guardato solo di sguincio: il romanticismo nella pittura. 😉

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    2. Una volta ho già giocato la carta “Cezanne/pennellata costruttivista” per darmi arie da pseudo-intenditore, quindi non voglio più prendermi meriti non miei, trattasi solo di istintivo connubio occhio-ipotalamo: “bello, merita di essere condiviso” 😁
      (Anche se tra lui e Mr. JMWT, io tifo Constable)

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    1. ma tu guarda cosa hai trovato! !! giuro che non ci ho nemmeno pensato di cercarlo 😂😂
      l’ho ascoltato ad un reading al BookCity 2019. non ha interpretato solo questa poesia e… avevo i brividi e lucciconi perché Live è diverso… (la TV, sotto qualsiasi forma, la detesto)

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    1. no, infatti, anche a me che ci ho parlato non è parso averne. So, però, che ha fatto ricerche presso centri e medici specializzati, e ha parlato con la gente.
      ma con questo suo sguardo approfondito dal di fuori e i suoi sdrammatizzanti giochi di parole, secondo me riesce a portare alla luce chi vive in questa “corte dei miracoli” (come la chiamo io).
      c’è ne sono altri molto bravi a trattare quest’argomento con leggerezza e profondità, uno di loro è Simone Cristicchi (ma ce lo filiamo in pochi ^_^)

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    2. Certo, è che immagino il poeta come una persona tormentata e rosa dall’impellenza di condensare in poche righe quello che altri esprimono con pagine e pagine. Tutta invidia la mia, insomma. Simone Cristicchi fa spettacoli teatrali adesso, giusto? E’ un po’ che non si vede in TV, peccato, è un artista bravo e sensibile.

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    3. di poeti tormentati, ormai, ne esistono davvero pochi ^_^, tra le nuove leve noto (io, neh) più che altro poeti “fantasiosi” (è qui mi fermo altrimenti… uhmamma)

      Cristicchi sì ora fa teatro impegnato, ma ha anche scritto libri documento sul tema manicomio (effigurati se io non ne ho letto almeno uno :-)))).)

      Piace a 1 persona

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