Come si fa?

Come si fa
ad avere recensioni tipo:
«Un romanzo sublime sul valore della letteratura. Un’autrice di inestimabile talento»
The New York Times
«Una lettura obbligatoria da una delle migliori penne del momento.»
The Times
«Magnificamente scritto. Una riflessione profonda sul valore della letteratura e della memoria.»
Vanity Fair
«Una prosa cristallina.»
The New Yorker
??
(fonte web)

Come si fa
a trovare un espediente letterario per raccontare la morte senza pietismi né edulcorazioni di sorta eppure così struggente, se non sei una scrittrice che conosce il “mestiere”?

Come si fa
a scrivere un romanzo che ha tutte le sembianze di un volo pindarico buttato giù man mano che la mente circumnaviga toccando ora questo ora quel “porto” per poi ritornare a bomba? Sì, proprio uno di quelli che ognuno di noi fa magari poco prima di addormentarsi o mentre corre sul tapis roullant... non mi dire che non ne hai mai fatti perché non ti credo.

Come si fa
a scrivere tre quarti di un romanzo breve dandogli il ritmo asettico, statico e impersonale del giornalismo e poi virare in un tentativo di azione, sentimento e pensiero?

Cos’è il talento
e come si fa a riconoscerlo in un autore se nella storia raccontata trovi scritte intere sinossi di film e libri di altri scrittori, aneddoti, una descrizione tratta da Wikipedia e una sessantina abbondante di lunghe citazioni maledettamente arcinote?
(per la serie: tutto fa “volume”)

Cos’è la creatività?
è forse rubare (onestamente, visto si cita l’autore) le parole di altri per poter allungare un racconto che altrimenti non verrebbe mai pubblicato?

Che emozione dà la non-fiction
tanto ricercata dalle nuove leve di scrittorI che criticano aspramente la letteratura persino dello scorso secolo?

Come si fa
a vincere il National Book Award (premio assegnato ad autori del calibro di Pilip Roth, Nabokov, Flannery O’Connor, Faulkner, Don DeLillo) scrivendo un racconto che sostanzialmente è così breve che le mie petites histoires a confronto sembrano interminabili?
A questa ti rispondo io 🙂 :
ci si chiama Sigrid Nunez, si scrive un libro con tutte le caratteristiche su descritte ci si mette dentro un cane, si aggiungono i maltrattamenti alle donne, un morto suicida, la write theraphy e la passione per la scrittura, lo si intitola L’amico fedele et voilà, il gioco è fatto.
😉


ndh:
solo la curiosità di scoprire dove la Nunez andasse a parare mi ha dato la forza di non accantonare il libro già a pagina 50… ma forse (solo forse, neh) è solo la mia idiosincrasia per la letteratura statunitense (a parte pochi eletti).

87 risposte a "Come si fa?"

    1. un pizzico di DeLillo, tanto Auster e parecchio Wallace… forse qualche altro che al momento dorme ancora nella mia mente ☺
      ah potrei aggiungere Steinbeck se non appartenesse al passato praticamente remoto della letteratura statunitense dove ancora qualcuno si salvava.

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    2. Ah, quindi ti riferivi solo agli autori più recenti. Meglio chiarire ☺
      Perché quando leggo “letteratura statunitense” mi vengono in mente all’istante nomi come Poe, Melville, Mark Twain, Whitman, James, Hemingway e via en umerando, tutti giganti e tutti (da me) amatissimi 😉

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    1. quello occorre sempre sempre 😅
      ma mi chiedo anche:
      – se han premiato (nel 2018) questo, gli altri come saranno?
      e
      – cosa direbbero sti statunitensi se leggessero qualcosa della nostra letteratura tipo: un Saramago dalla creatività esplosiva insieme a Baricco, Bajani, Meacci e qui mi fermo perché l’elenco sarebbe troppo lungo e… mi si fredda lo yogurt? 😉

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  1. Nemmeno io sono un amante della letteratura americana, a parte qualche rara perla. È tutto un business, sono recensioni pilotate. Non scordiamoci “Va dove ti porta il cuore”, osannato in musica e prosa, successo nazionale, una schifezza melensa colossale.

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    1. 😁 a me già il titolo fa aumentare la glicemia 😁 infatti non l’ho letto… meglio diabetica strafogando dolci 😁😁
      però, vedi, magari a qualcuno piace anche il genere melenso e non me la sento di criticarlo, ma come si stampa e si premia un aforismario? è questo che mi fa imbestialire… e mi fa temere per il futuro letterario…

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    1. Va beh, Paoletta, ma te sei una scrittrice ed è giusto che la pensi così, io invece sono solo una lettrice esigente e quando ho gli occhi sulle pagine ci cerco dentro l’Autore… e vado in giuggiole se riesce a sorprendermi o a farmi risvegliare i neuroni 😉
      buonbeldì

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  2. Allora pretendo di essere pubblicato negli Stati Uniti con tanto di super recensioni! Di baggianate ne scrivo abbastanza, me lo merito! (Quanto costava il libro, così, per regolarsi?). I tuoi racconti brevi tra l’altro sono bellissimi, prova a tradurli in inglese e vedrai che seguito! Poi devi mettere una foto gnocca (adesso non si capisce bene perché le scrittrici devono essere pure gnocche e gli uomini fighi) e cambiare nome, mantenendo una parvenza di italianità. Sofia Morris, Cinthya Mazzoleni, Maya Broccolini…

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    1. facciamo un Cinthya Broccolini… tanto per non cambiare le iniziali sulla biancheria (😅 )

      a parte che le tue non le chiamerei certo baggianate ma genialate pazzesche accuratamente miscelate a cultura e ironia, sono tutte farina del tuo sacco, Gio’, non è roba scritta da altri… seguono un filo logico, una trama che in questo libro è praticamente inesistente. Ma forse un tifone ha mescolato la bozza della Nunez insieme ad altre e… 😩

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    2. A parte che mi hai fatto arrossire, adesso sono obbligato a leggere ‘sta Nunez. Anzi, sai che faccio? La contatto e mi propongo come ghost writer. Ma in America come pagheranno, a cottimo, tipo un tanto a riga? In quel caso non so se accetterò, poi devo vedere se mettono i contributi, anche. Cinthya Broccolini secondo me è fenomenale, ti conviene registrarlo subito!

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    3. lascia stare Gio’, credimi. io l’ho in ebook e avrei potuto spendere meglio sti spicci.
      gli americani pagano bene di sicuro ma con l’idea di creatività che ha sta tipa, mi sa che non ti renderà la vita facile (e pensa che è un’insegnante di scrittura all’università ormai in pensione da mo’… baaah 😡)
      baaaaaah lascia il tuo genio qui da noi 😉 che di cervelli in fuga ce ne sono anche troppi.

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    1. Apparte Poe e Dickinson, leggo molto anche Ezra Pound, ti cito John Ashbery, Charles Bukowski, Thurston Moore dei Sonic Youth(ti consiglio il libro alabama wildman della Leconte), il grande Cohen, Anne Sexton, ovviamente Allen Ginsberg e Frank Bidart. Poi ho parecchie raccolte di tanti altri ma questi sono quelli che mi ispirano di più*

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    2. uuuuh a parte le colonne Poe e Dickinson, ce ne sono parecchi di cui il nome mi è noto ma non ho mai letto nulla di loro.
      ora di questo tuo commento faccio copia e incolla negli appunti 😉 e pian piano cerco
      Merci grazie, Matteo , un sorriso

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    1. aaaah beh, nessuno di quelli che scrivono di libri li han veramente letti. Ne ho avuto le prove provate (😁) tant’è che non leggo più recensioni… ma speravo che almeno chi è in giuria i libri li leggesse.
      (il bello è che tra le “manchette” di questo libro c’è pure la lode per la ricchezza di citazioni contenute… è lì che mi è scattata la domanda: cosa sono talento e creatività?)

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    1. ognuno ha i propri gusti, Romolo ☺, sicché nemmeno io mi perfetto di dissentire però ti confesso che Haruf l’ho letto anch’io: non mi è dispiaciuto ma non ho nemmeno cercato altri suoi romanzi (so che ha fatto anche una saga). King, invece, è in lista ma non mi so decidere con quale iniziare…

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  3. E comunque dimenticavo tu scrivi molto bene cara solo che ….boh…..forse non te ne rendi conto eppure siamo in tanti a dirlo❤e non teo dico più perché se no divento logorroica. Io non scrivo bene, ma scrivo mi fa stare bene…

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    1. ^_^ Grazie Paoletta… Anche quest’anno chiederò un po’ di autostima a Papà Noël e spero stavolta mi ascolti, così magari mi convinco 😁

      Sì ti capisco, scrivere fa bene anche a me, per questo è nato il Blog.

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  4. Ora mi vergogno a dirlo ma sono innamorata di Harry Bosch nato nel 1992 dalla penna di Michael Connelly nel libro “La memoria del topo ” e poi protagonista di una serie di libri. È patetico ma lo amo quasi come un altro blogger ama Wendy.

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    1. ma cosa c’è da vergognarsi, Grazia? non è che lo scrittore statunitense sia il diavolo, neh 😄

      io volevo solo attirare l’attenzione sul fatto che il premio lo han dato ad una sorta di Robo che non si capisce da che parte stia (romanzo, racconto, saggio, inchiesta, critica letteraria, seminario di scrittura, aforismario?) quando magari proprio il tuo Connely lo avrebbe certo meritato perché, di sicuro, ha talento e creatività… (so che è un pluripremiato 😉 ho indagato).

      in ogni caso mi tuffo alla ricerca di Bosch e del topolino…

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    2. Era una specie di velina americana che ora non si vede più in TV da molti anni. . Ha fatto un post whaine anni fa veramente simpatico su di lei dal titolo più o meno: Ti amo ancora Wendy. È cresciuto ma non l’ha mai dimenticata!!

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    1. 😁😁 fan sfegatata di Lobo Antunes!! le lo avevi già segnalato e l ho cercato in Kindle ma non c’è nulla di suo tradotto in italiano. Ho provato anche in un paio di librerie ma rien 😯
      appena faccio un salto con calma a Milano (vivo nell’immediata provincia) lo cerco anche lì… promesso.

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    2. io, mai! Libreria universitaria. Se prenoti in un paio di giorni o poco più te lo portano a casa e puoi anche pagare in contrassegno!
      Dai… Tra l’altro, se non hanno ancora effettuato la spedizione e vuoi aggiungere un altro libro puoi, con uniche spese di spedizione!
      Mi piace proprio! 🙂

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  5. Come si fa? Basta pagare qualche pennivendolo e il gioco è fatto. Tanto si scambiano favori a vicenda.
    Se penso a Donna Tartt, che ha scritto tre testi di oltre ottocento pagine – hai letto bene 800 pagine – che potevano essere condensate in 250, mi vengono i brividi visto che ha vinto il Pulitzer del 2014 e venduto milioni di copie.

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    1. Ecco, praticamente per vincere il Pulitzer non vale il detto di Callimaco “mega biblìos mega kakòn” 😆😆😆 ma il richiamo di monsieur L’Argent.
      Sai cosa, Gian Paolo? Queste conferme, unite a molte altre, mi fan davvero perdere la fiducia nelle persone che gravitano attorno al mondo delle parole.
      Per fortuna non abbandono il mio pensiero e se una cosa mi entusiasma o meno lo urlo a dispetto di tutti.

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    2. Sì, ho imparato a conoscerti un po’ e lo sospettavo ne fossi stato costretto.
      In ogni caso, dietro l’estensione di un testo ci può anche essere una mente contorta, prolissa, una bravura o una casa editrice che chiede (sarebbe lunga da dibattere qui ma son cose che si sanno), però un intero libro neanche tanto voluminoso che per tre quarti è scritto con citazioni d’altri (e senza nemmeno un commento o motivazione a seguito) è veramente una presa per il… naso

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    1. nel quale io son cascata con tutte le scarpe… son proprio ingenua, neh?! e dire che pensavo di poter imparare qualcosa dalla “migliore penna del momento”… 😥
      grazie MIL

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  6. beh, scrivere solo per vincere qualcosa non è scrivere, come decantarsi in prima persona non è vincere nella vita
    ma alla fine chi sa veramente capire chi scrive, entrare veramente nelle parole di uno sconosciuto non è roba da poco, se po lo si fa solo per salotto e raccomandazione non è che l’ennesima frustrazione di un poveretto che si crede dio
    nella vita, come nello scrivere, pochi ti sanno capire, e sinceramente mi basta, perchè ognuno di quei pochi vale centomila degli altri
    tutto il resto è scambio, do ut des, e poco altro

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    1. mah, si tratta forse di mentalità, linguistica, traduttori o un più generico modus vivendi, non so… fatto sta che tutto questo osannare qualsivoglia prodotto made in USA suppongo sia solo un retaggio storico perché io non lo capisco proprio. Ci divide un oceano e non è fatto di sola acqua… ^_^
      cb

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