Il Vecchio con il nome del santo

Se ne sta lì acquattato in un pianoro piccino e assolato. Immobile, lo sguardo puntato a nord-est, ammira i colori cangianti dell’amico mare, ne osserva l’incerto incedere, ne ascolta il richiamo talvolta burbero spesso suadente. Per agguantarlo lo si deve sorprendere alle spalle, percorrendo l’unica lunga strada che si snoda tra alte rocce arse che, come amorevoli braccia, nascondono e proteggono l’integrità di questo Vecchio dalla straordinaria vitalità.

Lo hanno chiamato con il nome del santo: San Vito , ed è una piccola isola di pace sulla costa di un’altra isola ben più grande e travagliata.

Sono sua ospite da parecchi giorni e vorrei restarci ancora per molto (si vedrà).
Qui da lui è come vivere in un’altra dimensione priva di beghe, pericoli, ciarle vane, eccessi di ogni genere… qui il tempo, cinquant’anni fa, ha fatto dietrofront e se n’è andato lasciando tutto (o quasi) intatto. Le case, curatissime, hanno intonaco bianco e massimo due piani; le strade non sono larghe ma pulitissime e animate – sino a tarda sera – da lenti passanti, qualche bancarella di artigianato e locali dai quali sprigionano profumi aromatici.


Non esistono centri commerciali, da lui solo bottegucce con merce di classe.
La spesa la si fa dai pizzicagnoli – o al più i mini market – che sono pochi e si raggiungono a piedi o, meglio, in bici munita di capaci cestelli dove riporre i sacchetti con gli acquisti. Oppure al porticciolo dei pescatori dove ogni mattina rientrano le barche con il pescato della notte: pesce argenteo dal gusto ineguagliabile. O ancora dai contadini che vendono porta a porta verdure e frutta appena raccolte.
Bandite anche le insegne sfavillanti: si deve aguzzare la vista e cercare le scritte artistiche come queste


Il Vecchio col nome del santo, pur essendo gioioso, non ama cinema o discoteche, no, lui è da sempre dedito alla cultura sicché preferisce ospitare concerti jazz eseguiti, da illustri nomi, nel cortile di un vecchio casale ristrutturato, nonché presentazioni di libri e autorevoli autori allestite, alla fioca luce dei lampioni antichi, sotto il bouganville di una minuscola piazzetta un po’ nascosta al viavai ma per l’occasione sempre piena di gente… ed è tutto uno sventolare di ventagli o brochures. Al fresco di piccole gallerie d’arte, invece, colloca mostre fotografiche o di promettenti pittori.

Non ha discendenze blasonate, il Vecchio, ma Gea gli ha donato calzari di pregio e un gioiello a dritta, mentre a mancina una luce dal sapore magico…
Di loro ti racconterò un giorno o l’altro… ^_^ forse, ovviamente

29 pensieri riguardo “Il Vecchio con il nome del santo

  1. Sono contento di averti letto perché proprio pochi giorni fa parlavo con degli amici che non ne erano rimasti entusiasti, troppo affollato secondo loro. Io finora ci sono solo passato vicino, ma mi hai fatto venir voglia di farci una tappa, magari la prossima estate…

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    1. beh, la folla c’è ed è in aumento, ma non c’è cagnara. Poi tutto dipende con quali “occhi” si guardano i luoghi, dal periodo scelto per visitarli e come si vivono.
      Posterò altro del Vecchio, così, tanto per ispirarti… e see decidi di farci una capatina non omettere un salto a Erice (patrimonio Unesco), altro posto dove il tempo si è fermato; il suo duomo è particolare. Mai visto nulla di simile.

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    2. Ad Erice sono stato già un paio di volte, a distanza di una decina di anni, e devo dire che era già bella e l’ho trovata addirittura migliorata, con diversi siti aperti che prima erano chiusi… l’ultima volta siamo andati su con la funivia da Trapani, già arrivare è stato bello… poi quel giorno c’erano i canadair che volavano perché c’era stato un bell’incendio, favorito dal libeccio, ma questa è un’altra storia… facci vedere qualche foto!

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    3. le foto (e, se riesco, anche i filmati) dei gioielli arrivano presto… tienimi d’occhio ^_*
      Sai che non sapevo ci fosse la funivia da Trapani a Erice? Mi ci han portata in auto, attraverso curve tra i “boschi” che ancora nessuno ha pensato di far ardere… per fortuna.

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