Giorgio

– Noo! – sorrise… e le baciò le ciglia umide di gioia .

Salvato il file, si stiracchiò.  Era esausto ma soddisfatto di essere arrivato alla fine. La correzione della bozza l’aveva assorbito per giorni. Non era stato facile, questa volta Cecilia aveva davvero esagerato nel raccontare la storia di Elisabetta Roman: trecentotrentaseimilaquattrocentododici battute Word di un intreccio tra passato, presente e futuro da cui l’autrice ne era venuta fuori mirabilmente come sempre. Ma, come sempre, la foga nello scrivere le aveva giocato brutti scherzi facendole fare una caterva di omissioni, errori e fastidiose ripetizioni.

Decise che un americano caldo sarebbe stata la giusta ricompensa per quella notte passata al PC. Scese in cucina e lo preparò. Ritornato nello studiolo, posò la tazza fumante sulla scrivania e inviò all’indirizzo mail di Cecilia la bozza del romanzo con le dovute annotazioni, qualche riga di accompagnamento e gli inevitabili complimenti per l’ingegnosità della trama.
Cinque minuti dopo, la risposta di Cecilia – un laconico ‘grazie, Giorgio. Alla prossima’ – lo stranì.
Continuò a sorseggiare il suo caffè senza staccare gli occhi da quelle quattro parole mentre nella sua mente si affollavano ricordi e riflessioni.

Giorgio Haber – quarantanovenne con la passione per la corsa campestre e la lettura – da diversi anni frequentava il gruppo A cena col libro. Ogni quindici del mese, gli iscritti – tutti puramente amanti della letteratura – si riunivano al Croce di Malta e, tra fumanti portate di pesce solitamente innaffiate con fresco Est Est Est, si scambiavano opinioni sul romanzo o la silloge, nonché sull’autore che aveva maggiormente catturato ciascuno di loro. Naturalmente lo scopo di questi incontri era quello di raccontare il libro scelto nel modo più originale e coinvolgente. E in questo, lui, il gigante buono – così lo avevano soprannominato –  con la sua dialettica semplice, l’entusiasmo e la sagacia di scovare significati nascosti, mostrava d’essere ineguagliabile.
Fu durante una di queste serate, cinque anni addietro, che Cecilia Burgors, una delle prime iscritte al gruppo, all’uscita del ristorante fermò Giorgio e con imbarazzo gli confidò:
‒ Ho provato a scrivere una storia, ma secondo me c’è qualcosa che non gira.
‒ Tu, un romanzo? Fantastico! E perché non dovrebbe andare?
‒ Non so, Giorgio. Non so nemmeno se definirlo racconto o cos’altro. Ti andrebbe di leggerlo e darmi un parere schietto e magari anche una mano per le limature o altro? ‒ gli chiese implorandolo con i suoi occhioni grigi ‒ Di te mi fido.
‒ Fai male a fidarti di me, sono un agente immobiliare non un imprenditore editoriale o uno scouting letterario, ma se c’è da leggere c’è anche Giorgio.
‒ Ci contavo. Grazie. È tutto qui dentro ‒ disse allargando un sorriso mentre gli porgeva una pen drive di legno a forma di biscotto.


[ti grazio il seguito, ma solo per qualche giorno 😛 ]


50 risposte a "Giorgio"

  1. Complimenti per la silloge e per il nome del correttore di bozze. Attendo la prossima puntata per scoprire se la lettura delle trecentotrentaseimilaquattrocentododici battute ha fruttato a Giorgio il meritato premio. Anche se i Giorgi che conosco io non danno mai pareri schietti ma solo interessati, disponibilissimi ad essere corrotti con Est Est Est , Vermentino o anche Verdicchio. Quel pen drive a forma di biscotto mi inquieta, però…

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    1. ti chiamerai mica Giorgio, vero? Non so… quella descrizone delle caratteristiche “giorgiane” corredata da lista dei vini, me ne fa venire il sospetto… eheheheh
      perché ti inquieta la forma di biscotto?
      (è una pen drive di legno che assomiglia ad un Oswego… pensa, Gio’, la fredda tecnologia rivestita da caldo legno… un WOOOW ci sta tutto, direi)
      La seconda e ultima parte, arriva domenica 😉

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    2. Giorgio e’ il mio avatar, si atteggia a chissache’ ma è un poverino. Ad esempio non sa cos’è un Oswego, deplorevole. La forma mi inquieta perché non vorrei che lo sbadato Giorgio lo pucciasse nel caffelatte, cancellando tutta la fatica della sua amica e precludendosi la strada della gioia

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