Vuoi che non sia andata al BookCity?

Impossibile.
Solo che poiché sono sempre a caccia di chicche – letterarie e non solo – non mi ha nemmeno sfiorata l’idea di partecipare agli incontri con i nomoni dello spettacolo, del giornalismo e dell’editoria che attirano centinaia di curiosi tanto da necessitare di teatri o sale congressi per  ospitarli. Così, tra i non so quanti millemila incontri in calendario, mi sono orientata su quelli dedicati alla poesia confidando in meno calca.
Già, meno… ma non mi aspettavo certo che si svolgessero all’interno di piccoli Caffè sui tetti o salottini in cantine con venticinque, forse trenta, sedie per una buona parte occupate da intellettuali e poeti tutti conoscenti tra loro.   Ma ormai ero lì sicché, defilata dietro i miei alleati scuri (piazzati sul naso), li osservavo carpendo le ciance disquisitorie che si scambiavano e chiedendomi cosa cavolo ci facessi io tra cotanti personaggi cresciuti a pane e versi.
In ogni caso, pur sentendomi un pesce fuor d’acqua ho resistito all’impulso di tornare al mio mare… d’ignoranza.
Dopotutto, se scappo sempre resto al palo. 
E poi a me sto mio fuggire da tutto e tutti comincia a pesarmi parecchio. 
Alla fin fine, in quest’occasione, mi era chiesto solo di tacere e comprare il libro proposto: compito assolto parzialmente.

Tra l’altro, in agenda avevo segnato un incontro a cui tenevo particolarmente, quello con la poetessa Isabella Leardini che presentava il suo Domare il drago – laboratorio di poesia per dare forma alle emozoni nascoste.
Un libro che avevo, per mera casualità, letto giusto una decina di giorni prima.
Oddio, più che letto lo avevo ascoltato. Sì proprio come se di quelle parole che mi scorrevano sotto gli occhi ne captassi limpido il suono della voce di Isabella, nemmeno fosse lì con me. 

Ma no che non è una sensazione strana, dai. A te non capita mai di “ascoltare” gli autori o i protagonisti degli scritti che leggi?  A me succede  spesso e in verità in alcuni casi mi accade anche molto di più, ma questa è un’altra storia spettinata. 

E insomma, ti confesso che ho partecipato a quell’incontro con l’autrice esclusivamente per cercare una conferma o smentita alla mia sensazione (non stupirti. Per alcuni libri letti in passato ho fatto di peggio. Lecito, ma di peggio).
Beh, ci credi o no, quella donna ha la stessa cadenza, usa le stesse pause e lo stesso modo di recitare le poesie, fa gli stessi sorrisetti sornioni, ha lo stesso piglio e addirittura l’identico timbro vocale che mi son arrivati dal suo libro. Ugugale uguale. 

Un tantino spaventata dalla conferma ricevuta, prima dei saluti finali, a passo felpato sono uscita dalla saletta chiedendomi

un bel po’ di cose 
 😛   ^_^