sabato pizza

Ore 19.30

In cucina luce e forneli spenti iniziano a farsi domande esistenziali.  Me ne arrivano gli echi in soggiorno dove sono, da almeno quattro ore, spiaggiata sul divano con un libro in mano: lettura avvincente.

Ore 19.44
Uno sciabattare proveniente dal corridoio mi distrae.  È l’uomo più bello del mondo che affacciatosi sulla soglia della stanza con la mano destra di taglio si batte colpetti appena sotto lo sterno: messaggio inequivocabile.  Intanto i suoi occhi interrogativi incrociano i miei esclamativi e imploranti “perdono”.
Faccio per alzarmi, ma lui mi blocca: «Sta’ lì tusa, che stasera cucino io»
Ritorno a leggere senza farmi domande. So già come andrà a finire: lui è il re indiscusso delle gastronomie  oltre che il ribaltatore ufficiale della piramide nutrizionale.

Ore 19.53
La porta di casa sbatte. Poco dopo il cancello la imita.

Ore 20.21
Sua maestà rientra in casa con due pizze, una porzione gigante di bisunte e salatissime patatine fritte, una birra e un sorriso gudurioso che chiede complicità alla bisboccia.

Abbiamo fatto fuori tutto tranne carte, cartoni, vetri, metalli, ceramiche e la tovaglia ricordo di un viaggio in Friuli (sì, proprio quella orrorifica bianca e rossa con i pupazzetti in abiti tirolesi che state immaginando).

Ore 21.35
Salgo in camera mia,  con la voglia di parolare righe e righe di quadretti – e che diamine, dopotutto è sabato!  Posso mica andare a dormire presto come sempre – e magari postar qualcosa qui.
Mi siedo alla scrivania. Penso di finire la favola dei due pescetti nuvola che vogliono raggiungere il sole: non riesco.  Provo a far intonare il giusto gra gra al tarlo che mi tarla da qualche giorno: stona ancora.  Tento addirittura di scrivere una storia d’amore: niente, la fantascienza non è il mio genere (forse un giorno, chissà).
Riesco solo ad appallottolare fogli… e me.

Ore 22.54
Scendo in cucina, preparo una tisana. Risalgo in camera decisa a rimboccarmi le coperte e far nanna 


E però avevo una gran voglia di parolare…  
Ore 23.23