“Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde.” (*)

Anche stavolta hai detto bene, Ale.
Ecco, solo che quando mi “accadono domande” io non so aspettare a lungo i comodi della vita e allora dopo qualche tempo

(va beh, in verità da subito) ipotizzo risposte che però accantono perché non ci voglio credere fino in fondo. Non mi piace far né pensar male. Ingenua e idiota (?) come sono, son convinta che un alone di sincerità e valori in questo mondo ancora esistano. Quindi ne adatto altre, di risposte. Non le prendo alla lettera, mi ci adagio appena un po’, per sopravvivenza emotiva.

Fino a quando la vita – quella vita che i più (gli esperti del vivere. Che poi bisogna vedere se ci credono) dicono essere bella perché c’è la natura, l’amore gli amici, il cielo il sole la luna le stelle, la musica la poesia l’arte tutta, i fazzoletti di carta le matite colorate, l’acqua, internet le serie TV, il pane il vino la pizza e i tesori sepolti dai pirati – la vita, dicevo, mi posiziona sulla strada la fatidica buccia di banana. Un piede sopra e shwifff. E cadendo sbatto la faccia contro tutte quelle risposte ipotizzate (e accantonate) che improvvisamente mi diventano conferme. Schifosamente esatte. Orribilmente vere. Prove provate che nemmeno l’esame del DNA è così certo. Roba da non crederci.

Difficile non sentirmi goffa inadeguata derisa quando alle mie spalle sento sghignazzare sardonicamente, la vita.

Rintrovandomi lì seduta in terra gambe incrociate, col “naso storto”, un po’ china con un gomito puntato sul ginocchio e il pugno che sorregge il mento, penso che me le vado proprio a cercare visto che, per quanto ci provi in tutti i modi leciti o meno, non ho ancora imparato a girare nello stesso senso nonsense del mondo.

Comme toujours, déçue de moi-même


(*) frase tratta da quel capolavoro, inno ai sogni, intitolato “Castelli di rabbia” di Alessandro Baricco