Risa e riso a barche

‒ Ivy!
‒ Ciao disgraziata
‒ Ivy,  ehm… mi sa che hai sbagliato numero
‒ No no. Non conosco altre disgraziate oltre te
‒ Hai la voce troppo allegra. Non dirmi che…
‒ È di là, sotto la doccia.
‒ Sìììì-sì-sì! Lo sapevo-lo sapevo-lo sapevoooo! yeeaah! Testona che sei! Mado’ quanto mi hai fatto sgolare a via di dirti che sarebbe ritornato. E tu sempre a far lacrime “non torna.. lui non è uno che torna…” .
‒ Sei tremenda! Come facevi a esserne convinta? Non dirmi che ci hai parlato te, perché altrimenti lo sbatto fuori casa io, stavolta.
‒ Oh già, vorrei vedere! E comunque no! Non mi impiccio. Mi conosci. Me lo sentivo, tutto qui. E sono stramaledettamente felice di sapervi ancora insieme. Felice come… come…
‒ Come una che ha vinto una cena nel miglior ristorante giapponese di Milano e provincia, immagino.
‒ Una cena al nippo? Io? ah già, la scommessa… ma era per dire, dai. Non mi importa nulla del sushi, stai con lui.
‒ Poche storie, ragazza. Domani sera  passo a prenderti alle sette spaccate così ci facciamo pure l’aperitivo.  Mise a tono, ti raccomando.
Yukata e obi o jeans e ballerine?
‒ Capelli raccolti, tubino longuette rosso e tacco dodici, che per te sarebbe an…
Bien, capelli laccolti… jeans e balleline. E l’apelitivo lo offlo io
‒ Ma va al diavolo, va! A domani, disgraziata-chan
‒ Hey, Ivy-sama… sono felice, giuro!

L’indomani sera al nippo, tra barche, o meglio transatlantici, di riso e risa, ci siam divertite come non capitava da tempo. E non certo per merito dello spritz e del sakè (che non abbiamo bevuto), no no. Il fatto è che lei – la tosta Ivy  dai capelli cortissimi e occhialini, dedita allo sport, spigolosa di carattere e di fisico – quella sera aveva in viso tutta la dolcezza e la gioia trascinante che (chissà poi perché) tiene sempre nascoste dentro;  mentre io ero… va beh, fatevelo dire da lei.

E l’immancabile biscotto “fortunoso” del finale?
C’è stato, anzi, ci sono stati.
Eccoli

mde
Sempre a me le cose più lunghe da leggere, eh…?!  grrrrrrr
😉