Baluginìo

Ci sono libri che non leggerei mai anche se sono catalogati come ‘successi mondiali’ o addirittura come il «più grande romanzo americano di cui non avete mai sentito parlare» (Yim Kreider sul New Yorker). Fino a quando capita che un giorno mi arriva l’eco di un titolo sotto forma di consiglio e lo sbircio qua e la sul web, ma ne vengo quasi respinta e lascio perdere. Da allora, Kindle mi tempesta di mail (mai fatto prima) citandomi questo libro e offrendomi addirittura di leggerlo gratis; caparbia come sono, resisto. Quattro giorni fa, zonzolo per un paio di librerie di una città che non è la mia, e in entrambe la prima pigna di libri che vedo appena entrata è quella del libro in questione.
“Insomma, il destino dice che ti devo leggere, a quanto pare” penso “E sia! Anche se, non so perché, ho un nodo in gola già solo all’idea di averti tra le mani. E anche questa è una cosa strana forte che mi stuzzica non poco”

Decido di leggerlo in e-book. Mi ci fiondo instancabile, capitolo dopo capitolo, per cercare di capire il mistero del successo e, soprattutto, del mio rifiuto inconscio a volerlo leggere, e trovo che baluginio è il lemma che l’autore John Edward Williams ha più usato (sotto forma di verbo, avverbio, sostantivo, aggettivo) in questo romanzo forse per compensare il poco baluginare del suo modo di scrivere così piatto, privo di guizzi letterari, persino di poesia, cantilenante o forse per dare luce alla buia storia di Stoner (da cui il titolo) che definirei: un uomo inerte.
A parte la tenacia nel diventare da contadino a professore universitario di lettere e difendere a spada tratta il suo operato, Stoner vive una vita a dir poco scalognata: una moglie che non lo ama e col tempo arriva a odiarlo ma non lo lascia; una figlia, che lui adora, manipolata maldestramente dalla moglie fino a fare una brutta fine; i colleghi che gli segano le gambe e un solo pseudo amico che poco riesce a dargli. E lui sta lì, subisce a capo chino consolandosi con il lavoro. Praticamente un martire stacanovista senza alcun passatempo diverso dalla letteratura.
Ai quarantatré anni un baluginìo balugina la sua vita: si innamora follemente, ricambiato allo stesso modo, di una giovane dottoranda dagli occhi grigi, un fisico fresco, stessi interessi e tanta intelligenza. Wow, pensavo a una svolta, anche se un po’ troppo scontata per una trama, e invece no. Lui molla lei e tutto il bello ancora da conoscere, per restare nel brutto conosciuto. “Se la moglie e la figlia lo avessero amato, lo avrei capito e applaudito, ma così è eutanasia attiva! E dai John Williams, non ti pare di esagerare col povero Stoner?!” mi vien spontaneo dire mentre leggo.
Qualche capitolo più in là mi rendo conto che l’autore non è stato meno crudele con la dottoranda, ormai professoressa, che finisce la sua vita a chilometri di distanza da Stoner e senza mai sposarsi. In parole povere, un’ecatombe dell’amore ricambiato! “Alè!” borbotto con voce rotta.
Per fortuna, a salvare Stoner da tutto questo tragico squallore, arriva la Signora in Viola e a lei… non può che cedere. “Amen!”

La cosa che trovo azzeccata è la copertina del libro: dal bordo sale la foto di un volto tagliato appena sotto gli occhiali quadrati quasi a voler dire: “Stoner: un’identità (vissuta) a metà.”

Stavolta sono stata secca e cinica nel descrivere un libro, me ne rendo conto, ma forse, non era il momento adatto per leggere questo romanzo: ho troppo magone (anche ora mentre scrivo), brutture da ingoiare, rabbia e delusione per ogni fine ingiusta, stupida, insensata, di scelte prese arrampicandosi sugli specchi, già di mio per conoscere la storia di un uomo che preferisce soffrire senza rendersi conto che così fa, inevitabilmente, soffrire anche chi gli vuol bene e rafforzare chi lo odia.
Baaaah! Da quando si sceglie il male al posto del bene? Sarò anche un cervello spettinato, ma il mondo si è capovolto soprasotto e ha svuotato le tasche anche dalle piccole serenità, cavolo!
(Lo so, lo sento che c’è dell’altro magari di bello e poetico in questo libro e sarebbe un sogno poterne parlare con qualcuno che lo ha già letto, ma figurati se i miei sogni si avverano anche solo mezza volta… Sogni… bleeeah!)

48 risposte a "Baluginìo"

    1. L’avevo capito ti riferissi al libro. In fondo la “recensione” era molto chiara!! 😂😂😂
      Ci tenevo a sottolineare che anche io sono causa persa!! 😂😜

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    2. Ne ho discusso proprio ora su un altro blog con Ben. Preferisco di gran lunga leggere molti di voi. Siete più autentici, veri. Ma questo è il mio modo di vedere le cose, giusto o sbagliato che sia. Per il resto sono costretto a leggere libri di testo per studio. Va bene lo stesso?? 😂😂😂

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    3. Credo anche i libri di molti autori. Tu me ne hai dato conferma, ed era un best seller!! 😂😂😂
      Si sono costretto, ho scelto di raggiungere un altro traguardo. 😊

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  1. Sono completamente fuori da tutto questo, purtroppoo non posso dirti nulla se non che grazie a te credo che non leggerò mai questo libro di cui non ho mai sentito parlare né ho mai visto.

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  2. Stoner è li che mi aspetta da un anno e mezzo. Perché abbia preferito altri libri nel frattempo non lo so. Dopo la tua recensione so che lo leggerò per certo perché mi hai incuriosito. Perché le persone scelgano il cattivo al buono secondo me succede quando si è abituati così tanto al brutto e al dolore che non si conosce altro modus vivendi

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  3. baluginio è un termine molto usato dagli sceneggiatori, è quasi una metonimia, hai presente quelle scene in cui all’interno di un appartamento entrano a intermittenza le luci di una insegna??? ecco, trattasi di baluginio cinematografico

    stroncare un libro è un po’ come definire “brutta” una sposa, tuttavia… sarà poco galante dirlo ma una ciospa tale è e tale rimane, anche se ben pettinata, ben truccata e ben emozionata.

    «più grande romanzo americano di cui non avete mai sentito parlare»
    questa frase mi ricorda gli imbonitori delle giostre anni ’70 😀 😀 😀

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    1. Sì che so cosa è il baluginio, mi son documentata 😜 .
      Per il resto forse “la sposa” ha doti nascoste che non ci è dato vedere se non con gli occhi del cuore, il fatto è che – come ho scritto – probabilmente non era il momento migliore per leggere quel libro.

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    2. il fatto e’, mia cara, che ci sono libri che valgono solo per chi li ha scritti perche’ comunque ci ha messo tempo, sentimento e ambizione. La pubblicizzazione fa moltissimo e questo lo sappiamo bene, non lasciamoci dunque coinvolgere da chi vuole solo guadagnarci e ragioniamo con la nostra testa.

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    3. esimia,
      non avevo dubbi sul fatto che tu conoscessi il significato del termine, ho solo pensato che magari avrebbe potuto interessarti sapere in quali ambiti è più usato. 😉 🙂

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    1. Sì è vero, ma quando assorbi la storia al punto da provare una rabbia sorda per una vita vissuta in quel modo e pagina dopo pagina dici al protagonista “basta subire, riscattati, urla, scappa, fa’ qualcosa!” … ti vengono fuori parole come quelle qua sopra
      Che poi, una libro “contestato” non vuol mica dire che non mi sia piaciuto: non faccio recensioni, di tanto in tanto parlo – a modo mio – di libri. ^_^
      Grazie per questo commento, mi ha aiutata a spiegare meglio il “tra le righe” del post. ^_^

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