Spuntando appunti di una matita appuntita

Si sveglia col sorriso e la voglia di far una vagonata di cose in quel freddo ma soleggiato sabato. Mentre aspetta il buongiorno dal gorgoglio della caffettiera, pianifica la giornata: faccende di casa, pranzo veloce, una corsa al centro commerciale per la spesa e, già che c’è, una puntatina alla libreria aperta da appena un paio di mesi. ‘La Temeraria’, così

lei la chiama, non è grandissima ma nemmeno tanto piccina da non potersi permettere un angolo lettura fornito di divanetto dove attardarsi a spiluccare tra i libri e magari discuterne con lui: il suo metro e ottanta (almeno) di consulente letterario sale e pepe (giusto un po’), col fisico scolpito da Michelangelo, un sorriso mille Lumen, il colore della primavera negli occhi e una voce da far invidia al Ghibli.

‒ Eccoti! Ho qualcosa per te, Carolina ‒ soffia M Ghiblì porgendole un libro.
‒ Humm, Sperling & Kupfer… Ma ti pare che leggo ‘sta casa editrice? E dai, Ale!
Il bistrot dei libri e dei sogni. Appena ho visto il titolo ho pensato a te.E poi, scusa ma Rossella Calabrò è un’autrice fresca, frizzante, per niente sciocca né ovvia. ‒ dice Ale, alzando un sopracciglio in segno d’intesa.
‒ Vada per i primi due, ma se parla di sogni quelli proprio no. Ho chiuso da mò ‒ mente Carolina pur sapendo che con lui sarebbe valsa la pena di riaprire l’argomento ‒ C’è qualcos’altro magari di classico, non so…
‒ Sediamoci ‒ dice Ale avviandosi verso il divanetto ‒ Ti leggo qualche frase che ho sbirciato. Ascolta: prima di iniziare un corso di Scrittura Creativa dobbiamo farne uno di Lettura Creativa”. Oppure questa: Cosa fanno gli oggetti quando non li guardiamo?” Io dico che è il libro per te. E tu?
Carolina vorrebbe rispondergli “soffia ancora M Ghiblì” ma si limita ad arricciare il naso e tacere.
‒ Okay. Allora questa: In fondo, se ci pensiamo, quanto pesa un sogno? Niente. A meno che, il peso, non glielo carichiamo noi addosso”. Convinta adesso, signorina scetticona?
Stavolta la scetticona in brodo di giuggiole vorrebbe rispondere con un “sai come prendermi M Ghiblì!”, ma vira verso un più secco e sicuro:
‒ Beh, no! Però la copertina retrò m’intriga parecchio. Lo prendo.
Quindi, per nascondere il sorriso divertito, si alza e punta dritto verso il settore poesia nello stesso istante in cui un ometto di circa quattro anni entra di corsa in negozio e le taglia la strada urlando ‒ Papààà! ‒ Ed eccolo saltare in braccio ad Ale che lo accoglie con un sorriso spot a diecimila Lumen che inevitabilmente lascia la donna al buio, impietrita a guardarli.

“Fermati Carolina, anche se son strafighi non si sognano i sogni delle altre. Tu lo sai bene, no?” dice a se stessa.
Fingendo indifferenza, lentamente si avvia alla cassa, paga ed esce incrociando lo sguardo della bella mamma che sta entrando con un neonato in braccio.
Poi, sente lo schiocco di un bacio.

Se si sente più delusa, arresa, arrabbiata con se stessa, sconfortata o cos’altro non sa, sta di fatto che la sera lascia il romanzo a dormire nella borsa senza aver voglia di altro.

Riesce a riprendere quel libro solo l’indomani; leggendolo lo trova così accattivante che ci passa l’intera domenica insieme. Tra le pagine rivede un po’ di sé in Blanche : l’imbianchina che ascolta i muri, i colori e s’inventa favole; in Petra: la proprietaria del bistrot che non crede più agli uomini  e in Linda: l’immigrata che disegna e realizza abiti per bambole particolari. Impara un sacco di cose dall’azzurro Dylan: il sapiente, gigione, dreams coach nonché copywriter pentito che non confina la creatività in schemi:
Legge e ride Carolina. Ghirigora, spunta, appunta, cerchia, (di)segna, si entusiasma e ride come una matta ascoltando quella banda di svalvolati che sta imparando a leggere i libri anche quando sono chiusi”. E, ora, vede chiaro…

E sì, lei ha letto libri che pretendono di insegnare come vivere, attraverso luoghi stracomuni travestiti da favolette ridicole che l’han fatta sentire solo molto peggio e più stupida, o libri filosofici con tanto di giri di parolone inutili che l’hanno aiutata solo a far più confusione nella sua testa già in bolla. Ora Ale le fa scoprire quelli che, senza la pretesa di salire in cattedra, con leggerezza, più che il senso della vita, insegnano a sognare.
Di questo Carolina aveva bisogno: imparare a sognare… e inizia a farlo da qui (anche se ne è solo una bozza)

17 risposte a "Spuntando appunti di una matita appuntita"

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