Uscita di scena

Sta lì, muso chino sul piatto e ingurgita senza alzare lo sguardo. Le voci dalla TV, sempre accesa, rimbombano inascoltate nella cucina.
Come un automa mangia, dorme, mangia, esce. Si scrolla di dosso anche la più piccola responsabilità. Fosse malato, si ubriacasse, avesse un’amante, giocasse d’azzardo, si drogasse, allora sì che ci sarebbe qualcosa da combattere. Ma non posso lottare contro la sua volontà di vivere senza sbattere contro la vita.
Eppure era un professionista stimato. Viveva per il suo lavoro. Fino a tredici anni e quattro mesi fa quando… giochi del destino.
Da allora ha deposto le armi e si è chiuso in una sorta di armatura. Non vuole aiuto da nessuno. Dio solo sa, in tutti questi anni, quanto abbia provato a fargli alzare la testa. Il risultato? Non mi ascolta più nemmeno se gli chiedo vuoi un caffè. Per lui non esisto, a parte in qualche rara occasione… umiliante. Non ride né sorride più. Non si arrabbia. Non prova emozioni. Non piange. Spento. A soli 53 anni.
Certe volte penso che quell’episodio abbia messo in luce la sua vera natura di uomo incapace a tirar avanti sé e una famiglia. A starmi vicino. Avrei dovuto scappare allora, invece di rincorrere ancora i miei sogni di ragazza. Se solo avessi intuito sin dall’inizio. Ho sbagliato a lasciare la mia casa, il lavoro, la città, gli amici per passare il resto della vita con lui in questo posto in capo al mondo.
Devo andare. Salvarmi. Almeno io. Voglio vivere.

Di tutto questo rimugina Sofia mentre, senza bagaglio né meta, cammina lungo il ciglio della SP 345 poco trafficata. Lontana da quella gabbia di silenzi. Sempre dritto, calpestando gli ultimi raggi di sole, fino a quando un’auto sportiva sopraggiunge alle sue spalle interrompendole il filo dei pensieri.

Sul rapporto della polizia c’è scritto: nessun segno di frenata.

21 risposte a "Uscita di scena"

  1. Bellissimo questo racconto, una intera vita tratteggiata in poche righe lasciando immaginare tutto il pregresso di una vita ormai senza senso. Un finale senza lieto fine, conclusione amara ma realistica. Complimenti , davvero.

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  2. Storia tristissima raccontata da te in modo davvero bello.
    Hai saputo rendere così viva vera la storia di lui e di lei.
    E il destino ha voluto troncare il desiderio di lei di ricominciare a vivere…
    Complimenti a te
    gb

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    1. I titoli sono importantissimi. Sono da scegliere con grande cura. Sono parte integrande del racconto e possono avere un grande impatto emotivo.
      Io, poi, nel leggere un racconto, con vera umiltà presto attenzione a ogni particolare dello scritto.
      Credo che il mio osservare ogni parola con interesse profondo sia il mio ringraziare chi ha scritto per il piacere che dà a me che leggo.

      Grazie a te ^_^
      gelsè

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    2. Come ti ho scritto prima, la mia attenzione è qualcosa che appartiene al mio modo di essere e un grazie per chi ha scritto ciò che sto leggendo con passione e attenzione.
      Mi piace il nostro essere simili. 😉
      A presto, cara.
      🙂
      gb o gelsè (come preferisci tu!) ^_^

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