Così, senza pretese

Chi mi conosce sa che è meglio non iniziare a parlar con me di libri altrimenti attacco una pezza che metà basta, sicché si defilano e a me non resta altro che sfogare disquisendo in merito in giro per blog o riviste letterarie in rete.
Lì ultimamente ho trovato una marea di critiche negative o, al più, freddine riguardo

“Le otto montagne” di Paolo Cognetti.

Siamo d’accordo che non tutti leggiamo allo stesso modo, non tutti amiamo gli stessi autori, ecc… ma perché polemizzare sul merito o meno del Premio Strega ricevuto, invece che andare dentro al romanzo e all’autore?
Mah!

Avendo letto il libro “incriminato”, due parole (mi limito. Promesso) desidero spenderle anch’io… così senza pretese, come se ne parlassi con la sconosciuta seduta di fronte a me in treno

L’ho trovato un romanzo scritto con il passo del montanaro: metodico, costante, ritmato, senza inciampi né rincorse o soste. Con lo stesso ritmo l’ho letto fino ad arrivare “in cima”, dove mi è apparso un panorama di cui – stante alle critiche – nessuno ha colto la bellezza: un paio e più di profonde riflessioni, delle quali non vi accenno neanche una virgola per non togliervi il gusto della scoperta (sadismo letterario. eheheh) .
Usando la forma diaristica, senza troppi fronzoli Cognetti racconta di sé e di come è nato il suo amore per la vita di e della Montagna.
Ci sono dentro le Dolomiti, il Monte Rosa, la città, la voce dell’acqua, gli alpeggi, il Nepal con tutto il fascino della sua cultura, il fruscio dei boschi, una salda amicizia, sentieri percorsi e omini di sassi (guide silenziose), il sapore della semplicità nella pur faticosa vita di montagna, e un interrogativo lasciato al protagonista Pietro da un saggio nepalese:

«Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?».

Ecco, in fondo al romanzo io una risposta l’ho trovata…

Due parole sull’autore?
eh eh eh… ! Mah!
Potrei dirvi che io, il gentleman Cognetti, timido, riservato, apparentemente rude… profondamente tenero, documentarista, l’ho conosciuto anni fa nella sua veste di blogger e sono rimasta colpita dal suo modo di essere, dalle iniziative intraprese, dai racconti di viaggio, dalla sua scrittura semplice e pulita eppur di grande potenza emotiva che è la stessa che ho trovato nei suoi libri (tutti di successo, alcuni premiati).
Potrei aggiungere che ho tifato per lui allo Strega, che non stavo più nella pelle, che ho esultato con un paio di sonori yeeeeeaahhh!! alla notizia della sua triplice vittoria.
Potrei anche accennarvi che, in tempi non sospetti, su di un blog insospettato, una tipa insospettabile, ha scribacchiato le sue certezze su di lui…

_________________________

Promessa mantenuta, dai… ho scritto solo poche righe, ma sapeste quanti tagli ho fatto!

12 risposte a "Così, senza pretese"

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