All’ombra dei castagni

Conoscete il giardino comunale di Biá?
È piccino, quadrato. Al centro ha una sempre zampillante fontana tonda circondata da sette  panchine di legno, mentre ai lati c’è un boschetto di castagni alti e floridi

attraversato da una sola stradina ghiaiosa che porta a una delle trafficate vie principali.

In un angolo appartato, nel fitto boschetto, abito io.
Non l’ho scelto da me questo posto, sapete? No, no! Son mica matta. Me lo hanno assegnato loro… e non immaginate quante volte mi sia chiesta: ma perché proprio a me?

Beh, a parte il fatto che da qui non riesco a vedere il blu del cielo estivo, né arriva mai un raggio di sole a scaldarmi, non sto poi così male. Da questa postazione, posso godermi, di sghimbescio, la vista del gran via vai di persone che movimenta il centro assolato del giardino ad ogni ora del giorno.

La giornata inizia molto presto, quando di gran fretta passano i pendolari che vanno a prendere l’autobus per andare città.
Più tardi arriva il gruppetto sparuto dei pensionati con il loro giornale fresco di stampa, occupano un paio di panchine, leggono e discutono tra loro le notizie del giorno, noncuranti delle donne che gli passano davanti silenziose con i sacchetti carichi della spesa appena fatta al vicino mercato.

Ma il vero spettacolo inizia nel pomeriggio, più o meno alle 17, quando, alla spicciolata, arrivano i bambini.
Anche se son lontana e nascosta, ho imparato nomi e orari di ciascuno.
I primi a farsi vedere sono Tom e Chiara, i due litigiosi fratellini accompagnati da nonna Irma. Poi ecco che arriva, mano nella mano con la mamma, la bionda Giulia con il suo vestitino corto e svolazzante. Del bel bimbo (o forse una bimba, chissà)  a bordo del passeggino, invece, non sono riuscita ancora a capire il nome: la sua tata a volte lo chiama Baby  altre Honey… e così io mi confondo. Mentre dei due sciamannati con gli occhi a mandorla che si precipitano correndo in bici i nomi li conosco: sono Lu’ e Vale.
Non è mica finita, ci sono anche Bely, l’occhialuto Ros, Mary, Giangi con il suo pallone, Mia, Sofi, l’orgogliosa  Fede che ripete a tutti “ho dieci anni, io!”, Pat, Ludo, Marco, Riky, Terry e… Leo, il capobanda.
Entro una mezz’ora la piazza si riempie di gioia.

Ed ecco che in tutto questo  bailamme, immancabile e puntuale come le zanzare in estate, arriva l’anzianotta signorina Carmela con il pacco di dolcetti da distribuire a grandi e piccini per ingraziarsi la loro attenzione. È amata proprio da tutti, persino da Bruno, il cane randagio, che scodinzolando le corre incontro appena la vede spuntare da dietro l’angolo per ricevere anche lui il suo biscotto giornaliero.

Un paio di ore dopo, i “Ciao”, “A domani, sempre qui” si susseguono spegnendo tutto quel gran vociare e ridere di bambini, mamme e nonni.
Tra poco la luce gialla dei lampioncini prenderà il posto del sole, arriveranno i liceali e, anche loro, per qualche ora, animeranno il centro del giardino.
Qui da me, invece, calerà il buio e diventerà un posto perfetto per i baci di una coppietta o le lacrime di chi ha perso il suo amore.
Chissà se almeno questa sera qualcuno  verrà a tenermi compagnia.
Aspettandoli, chiuderò per un po’ gli occhi…

Aah! Ma che stupida che sono!  Non mi sono mica presentata.
mi chiamo… Rina, e sono la sola panchina sola del giardino comunale di Biá.

 

37 risposte a "All’ombra dei castagni"

  1. Sei grande! Lo sai che Savinio amava considerare vivi gli oggetti? Non è la prima volta che ti diverti a spostare semanticamente le anime parlanti dagli umani alle cose…sei geniale…ricordo un post in cui facevi tutta una tirata su un oggetto d’amore… da conquistare…tutti convinti che parlassi di un bel maschietto in fiore…e poi..paf. eccolo lì l’oggetto dei tuoi spasimi amanti: Un bel vestito da indossare… lo ripeto Sei grande! 😀

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    1. C’èmpoi un balletto del 1909 Le chants de la mi mort… dove Savinio fa danzare statue classiche in un brillio di vita inattesa… poi basta vedere la sua pittura: la parità semantica tra persone e cose è la sua cifra.

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  2. Grande Heri.
    Gli oggetti vivono, sì…
    Finale perfetto.
    Apprezzo molto la tua profonda lievità e il tuo sense of humor.
    Grazie.
    🙂
    gb

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    1. Esternare “disagi interiosi” con lievità e una briciola di umorismo spesso aiuta a farli gravare di meno. Peccato non sempre Ci si riesca ^_^

      Sai cosa, gelsè? Fai commenti così accurati (qui e altrove) che mi piacerebbe leggere quello che scrivi sul tuo Blog ma non lo riesco a trovare (ci ho provato più di una volta anche passando da Franz) 😦
      Mi aiuti a svelare l’arcano? ^_^ ^_^

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  3. Senza dubbio, cara Heri, bisognerebbe sempre guardarsi con lievità, se pur profonda, e con umorismo.
    Non sempre ci si riesce, eh no.
    Io non ho un blog.
    Questo meraviglia tanti. Molti non accettano di buon grado questo mio “velarmi” in un certo senso.
    Io per ora commento e ci metto tutta me stessa in quello che scrivo.
    Poi… si vedrà.
    Ecco l’arcano. Ti sorrido.
    Spero tu possa accogliere con piacere ciò che io posto da te.
    Ho riletto il tuo scritto. E’ bello davvero. Hai una scrittura che mi piace molto.
    Grazie per la tua attenzione nei miei riguardi
    gb
    commentatrice 😉 🙂

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    1. pensi davvero che io non possa accettare il tuo volere, gelsè?
      naaaaaa! 😉
      attraverso i tuoi commenti mi arriva il tuo valore… aggiungerei: con sincerità.
      però, se ti decidi, fammelo sapere, neh? ! sono sicura di trovare pane per i miei neuroni e anima, nei tuoi post.
      Ci conto ^_^

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