Leggo cose… ascolto gente

Da anni faccio un lavoro che ha il grande pregio di portarmi a contatto con la gente più disparata. Una volta il parlare di sé era (vuoi per solitudine o abbondanza di tempo da perdere) la  prerogativa degli anziani: bastava un “Buongiorno. Come va?” e partiva la tiritera della loro vita ^_^ .

Oggi, il target dell’età si è notevolmente abbassato: chi più chi meno abbiamo tutti una gran voglia di “raccontarci” e lo facciamo indifferentemente (senza neanche un “Come va?”  con la gente che incontriamo anche solo casualmente o sui Social.
Probabilmente è colpa della solita società che ci esclude e ci stressa, transeat, ma perché sbandierare con minuziosi particolari, proprio a chiunque, la nostra vita privata presente o passata? Cosa cerchiamo? Approvazioni, comprensioni, attenzioni, altro ancora? Qualunque cosa sia, penso  necessiti di una misura.

A volte basta qualche parola in meno o trattenersi dal fare un gesto per non oltrepassare la sottile linea del  limite entro la quale possiamo dire di avere ancora rispetto per noi stessi e verso chi ci è, o ci è stato, vicino.

Bien, obietterete pensando che sono scelte personali, ognuno agisce secondo (in)coscienza. Giusto, sì. Però mi chiedo dove sia finita quell’esclusività che contraddistingue un rapporto di amicizia o d’amore e che ti fa sentire “unico” e importante agli occhi di chi ti ha scelto quale custode di una confidenza, il consigliere, il paziente ascoltatore, il prescelto  per capire, il complice nella vita.
Non c’è più. Annullata. Sparita. L’abbiamo persa. È stata data in pasto alla massa che l’ha fagocitata rinforzandosi.
Individualmente non contiamo più nulla per nessuno, ormai. Abbiamo perso valore e Valori. Ognuno di noi è  la parte di un insieme.
Nessun “io e te”, solo “io e tutti gli altri”-

In pochi, ormai, sappiamo soddisfare la nostra voglia di cominciare fermandoci due passi indietro dal limite  del limite… chi è andato oltre, difficilmente torna indietro.

 

21 risposte a "Leggo cose… ascolto gente"

    1. Sì, Giuliana, lo comprendo e non accuso di certo nessuno.
      Solo che, in questo caso, mi metto dalla parte di chi si sente unico ma, in realtà, non lo è. 😟
      Va beh, questo post è stato dettato della mia medievale riservatezza (non so se riuscirò mai a mettermi al passo con i tempi). Perdonamelo, s’il te plâit ❤

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    1. Hai detto bene, Mon écri’, “qualcuno”, non una platea. Peggio ancora se si scelgono entrambi. Con qualcuno ci si confida convinti che sappia mantenere il segreto, alla platea le storie si raccontano infiocchettate da quel “dico non dico” ;), altrimenti diventa una sorta di “terapia di gruppo” ^_^ e si sorpassa, si massacra il valore di quel “qualcuno”, creando così un’altra persona sola, sfiduciata, disillusa, ed insicura.
      Come dicevo a Giuliana, più sopra, non accuso nessuno se non i “tempi” in cui mi trovo costretta a vivere con la mia alienante riservatezza e, perché no, ingenuità.
      Bisous a vous ^_^

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  1. forse è il nostro infinito bisogno di essere ascoltati che oggi sembra non esserci più, nemmeno con quei pochi prescelti, che ci fa sparare a raffica nel mucchio sperando colpire l’attenzione di qualcuno. unica maniera per sentirsi vivi

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    1. Probabilmente è per sentirsi vivi. Ma carichiamo l’arma a salve, in questo caso, perché “mors tua vita mea” appartiene al mondo animale… e, in alcune specie, persino gli animali si rifiutano di adottarlo.

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    2. cosa intendi esattamente per “sbandierare con minuziosi dettagli la nostra vita”? ti riferisci alla mania di condividere di tutto e di più in continuazione o anche il solo stare qui a cercare di capirsi fa parte di quello sbandierare?

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    3. Mi riferisco alla mania di condividere tutto. Star qui a capirsi non sono confidenze che si farebbero solo a qualcuno.
      Spesso mi capita di vedere per la prima volta una persona e di venire a conoscenza dei tradimenti coniugali subiti, oppure leggere sui social di storie personali relative a malattie o altro riportate senza un minimo di “pudore”.

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  2. Molto interessante il tuo pensiero, è proprio vero, oggi abbiamo bisogno di raccontarci e lo facciamo in diversi modi e con un “pubblico” più ampio. Se sia una cosa positiva o no non so dirlo, dipende molto dalle situazioni ma comunque non dobbiamo sottovalutare l’importanza dell’ascolto.

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