Camera n° 4

Chiamarlo albergo è  eccessivo, in realtà è una piccola pensione di appena otto stanze, al quarto piano di un palazzo anni ’50 in centro città. Quarantacinque euro a notte senza prima colazione né climatizzarore, ma con la WiFi. Non è male, dai. D’altronde, di più  non  posso permettermi di spendere, almeno per il momento. 

La proprietaria, una donna sulla  sessantina, m’accompagna alla n° 4. La stanza, grande e illuminata da due ampie finestre, ha i mobili nuovi e profuma di pulito. Le leggere tende arancioni in tinta con il pesante copriletto danno un tocco di colore all’inevitabile grigiore di una camera d’albergo singola.

Ho poco tempo per rilassarmi ma non rinuncio a perdermi nei benefici vapori di una doccia caldissima e avvolgerrmi nella morbidezza dell’asciugamano che, caso raro per una pensioncina, odora di bucato: il collega di corso passa a prendermi tra meno di un’ora. Mi ha invitata a cena dicendo:

– Dovrai pur mangiare, no?  E una donna sola seduta al tavolo di un ristorante, finisce per ordinare il vino sbagliato.

Sorridendo per il nonsense della frase e per il suo tono  tra il parentale e perentorio, ho accettato.

La serata è tiepida, il ristorante con cucina tipica è caruccio, il cibo ottimo, la compagnia per nulla “invadente”. Ci siamo imposti di non parlar di lavoro, così, nello spazio di una cena, è  riuscito a raccontarmi tutto di lui e della sua ferma decisione – ora, a 53 anni – di trasferirsi per lasciarsi il passato alle spalle e rifarsi una vita. Questa volontà di una nuova vita ci accomuna… ma non sono riuscita a dirglielo.

È  incredibile l’esondante voglia di raccontarsi agli sconosciuti, che hanno oggi le persone. Penso sia più solitudine che voglia di protagonismo.

Albergo.

Ti penso. Mi manchi.

Smartphone. Finalente la tua voce.

Sul balconcino della camera n° 4, fumo l’ultima sigaretta della giornata. Gli abbaini bianchi che spiccano sul tetto del grande palazzo ottocentesco di fronte, mi distraggono  facendomi perdere nel ricordo di Parigi. Poco  più in là, a sinistra,  la guglia illuminata della vicina Mole mi riporta alla realtà: abbiamo appena finito la nostra ennesima furibonda litigata telefonica iniziata per nuovi futili pretesti, ma sempre per gli stessi motivi, sempre più  privi di fondatezza.

Parole su parole, accuse su accuse. Senza fermarti mai. Senza fermarmi mai. Poi, quella tua ultima frase più  tagliente delle precedenti… e l’insopportabile verità scoppia, mi dilania…

Torno in camera e cerco di dormire. Impossibile. Appena chiudo gli occhi ritornano a ferirmi le tue parole,  come un’insegna a neon intermittente irrompe nel buio della notte.

Fissando il soffitto giuro a me e a te, che la prosima volta non mi troverai. 

Stanca

35 risposte a "Camera n° 4"

    1. Quale “nero su bianco” ? L’insicurezza prodigiosa dell’investigare rende tutti gelosi in modo sbagliato. Io & Te. Un Inferno di sensazioni opposte. Io bramo sorrisi di sbieco e dubitativi. Ma a volte le cose andrebbero lette per quello che sono. Non con già il fucile in mano. Keep calm e chiedi di spiegare.

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    2. Quale nero su bianco? 2 + 2 fan 4. Così come 2 e 2 fan 22. Easy.
      Chiedere di spiegare!? A parte che non mi chiedi mai di spiegare e parti con accuse e illazioni (e una prova è nel tuo primo commento qui) anche pesanti, te sei più bravo di Massimo Bottura a rigirare la frittata.

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    3. Ascolta. Le illazioni sono sempre le tue, come il vizio sconsiderato di legarsi al passato. C’eri quando uscivo con altre persone ? No. E non dico altro, non te lo meriti. Io non giro frittate. Se non per mio figlio. Chi cacchio è Bottura ?! Il nome mi inquieta…

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    4. Il primo chef italiano a detenere, quest’anno, la corona di campione del mondo. Mai stata di nessuno altro italiano prima.
      Lo so, non lo conosce nessuno perché lui non dà spettacolo di sé in televisione… questo dimostra che l’essere conosciuti dal popolino, non è indice di bravura e competenza.
      Filosofia che farebbero meglio ad osservare i tanti nella vita… web compreso

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    5. Non ho voglia di parlare di cucina…. Soprattutto la sera. Ma il mio preferito è Marco Pierre White, seguito da Claudio Sadler… 😉
      Ascolta, devi dare lezioni per forza ? Tu chi sei ?

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    6. Scolta, Tesoro, sono povero come la merda e lo sai… Tra un buco e l’altro del lavoro, che per fortuna da ozio è diventato nazismo becero ed impegno totale (sono 13 mesi che non dichiaro guerra ad uno stato), non ho mai mangiato da uno chef stellato. Oggi a Parma ho mangiato da dio con 13 euro. Patate in insalata troppo fredde, ma il riso rosso era fantastico, gli straccetti di manzo sublimi, le melanzane alla curcuma davvero buone. Un piatto unico. Vuoi il nome dello chef ? Mi ha invitato ad andarci una sera per una cena a lume di candela…. io, lì, sono morto.

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    7. Sai perfettamente che non cambierei mai una serata con pizza e birra o un pranzo in Autogrill con un panino.
      I ristoranti stellati li ho frequentati… credimi, meglio “all can you eat” al giapponese.

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    8. E te?
      Prove?
      Il mio esserci o no, non ha mai influito sui tuoi “incontri”, sulle tue “ricerche”, sulle tue “scorribande… e qui mi fermo”.
      Il tuo dictat è : “a me va così è faccio quello che voglio su tutto”.
      Bene…. sei libero…

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  1. “Amore mio” tra virgolette è stata una bassezza da campioni.
    Ti sei dimostrata quello che sei. E non rispondere sennò mi parte il nazismo da ufficio e la paghi. Sei veramente cattiva e viscida

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    1. La pago? Cosa pago? L’aspettatarti fino a che non te ne giri qualche altra e po ritorni da me perché te le trovi tutte vecchie o perché ti mandano via dopo aver ricevuto la loro “bottarella e via”?
      E non dirmi che non è vero “non ne trovo un’altra , sennò col cavolo che ti cercherei” … è l’insegna a neon intermittente che, da ieri sera, non riesco a spegnere nella mia mente…
      Taci, dai che è meglio. Taci, dai, e non lamentarti delle virgolette… non faccio il contentino di nessuno.

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  2. Ahahahah !! A parte che il mio era un “Non ce la faccio ad innamorarmi di un’altra… ci sei già tu”. E te l’ho detto. io confesso, ho bisogno di stare in pace con me stesso per primo. Anche se tu pare che mi vuoi e poi, boh !?” Visto che hai fatto la figa, ti ricordo che l’ultima volta che mi hai cercato eravamo lontani da 3 mesi. Tu che accettavi la corte di uno da un blog pensando che fossi io (per poi rimanerci male ! “Cazzo, non sei tu ?!?!? ma allora non mi cercavi, stronzo !!!!”) Ok, colpa mia. Ahahahahahah !! Eppure lui rimane. Poi ti riaccosti e dopo 2 giorni mi dici di stare con un altro. Ok, cerca di capire. Mi hai cercato per le parole di uno che non ero io, ma nella tua testa sì. E stavi con un altro. Ehm… Io se fossi davvero smart sarei scappato in Belize ad aprire un ristorante !! ma che cazzo ti giudichiiiiiiiiii !!! Ahahahahahahahahaha !!!

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    1. Hai fatto il tuo solito rebelot, mischi tutto a convenienza. Sai benissimo che ti potrei fare l’elenco delle tue donne “social” (tutti). Vuoi che inizi dalla margherititna romana e dal tua risposta “vaffaxxxxx, non mi rompere il cxxxx, che mi sto divertendo” al “mio buongiorno Tesoro”?
      E nessun Blogger mi ha mai fatto la corte… tutt’altro!! Solo che tu non hai mai voluto ascoltare, altrimenti capiresti.

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