Davanti al sogno

A che velocità si corre per raggiungere un sogno?  Beh, io ho viaggiato a una media di 257 Km/h, non di meno. E così, in poco più di un’ora, ho raggiunto la stazione centrale di un’assolata e tiepida Bologna.  
Ma non sono ancora arrivata a meta: manca l’ultimo chilometro.
Lo percorro a piedi facendo slalom tra la folla e senza curarmi di vetrinare : lo avrei fatto dopo, con calma.  Devo arrivare, prima di subito, alla realizzazione del  sogno.

Finalmente svolto l’angolo e lì a due passi da me vedo l’ingresso di Palazzo Fava .
Brivido.
La fila per entrare a Palazzo non è molto lunga, ma a me quei venti minuti d’attesa sono sembrati eterni.
Varco la soglia.
Biglietto.
Con una sorta di rispettosa lentezza (naaa, in realtà mi tremavano le gambe), salgo la rampa di una scala antica, di quelle larghe, con i gradini bassi consumati dal tempo.
Attraverso ancora un paio di soglie e…

Metaaa!!!

Davanti a me ecco le prime delle 160 opere di Edward Hopper,  uno dei miei pittori preferiti, temporaneamente esposte qui in Italia dopo lunga assenza.
Le stanze sono in penombra e mi sembra di vivere in sogno la realizzazione di un sogno (uuumh, concetto complicato, lo so, ma io semplice non sono).
Meraviglia!!
Non ho i titoli per parlare tecnicamente di figurativismo e, se li avessi, non lo farei. Penso che l’Arte, essendo una forma d’espressione, più che  spiegata, voglia essere “ascoltata”, interpretata “a pelle”. 

“Il pittore degli stati d’animo, dell’attesa, della solitudine”, così dicono di Hopper. Io lo definisco “il pittore delle storie sospese”: è questa la sensazione che mi danno i suoi quadri.  Ho sempre visto ogni suo dipinto come fosse il frammento statico di una storia che mi piace immaginare e che non ha necessariamente un inizio né una fine. Di questa mia sensazione ho trovato conferma in una sua affermazione (letta alla mostra) che non conoscevo:

«Se potessi esprimermi con le parole,
non ci sarebbe nessuna ragione per dipingere.»

La pittura  di Hopper  come forma narrativa, dunque?! Pare di sì. Così come viceversa, volendo fare un parallelismo, in ogni racconto di Carver trovo i colori e le geometrie di un Hopper.

Non so quantificare quanto tempo sia stata lì ad ammirare – mai sazia – ogni singolo quadro, disegno preparatorio, incisione, descrizione o sua frase esposti.
La mostra, in ordine cronologico,  mi fa scoprire gli inizi della  carriera di Hopper attraverso opere che a prima vista, per gli insoliti colori scuri usati, quasi stento ad attriburgli ma che comunicano la stessa sensazione di “apparente solitudine”. Opera dopo opera le dimensioni delle tele si ampliano, i colori si ravvivano, fino ad arrivare all’ultimo periodo artistico in cui i quadri si inondano di “calda luce”.

«Forse non sono troppo umano, ma il mio sogno è stato quello di dipingere la luce del sole sulle pareti di una casa»
Edward Hopper

Dipingere la luce solare era il suo sogno, quindi, e lo ha realizzato senza utilizzare il giallo ma riuscendo a dare calore al luminoso bianco.
Straordinario!!

Alla fine dell’esposizione mi trovo davanti un quadro interattivo. Sarebbe bastato sedermi in un angolo della stanza e sarei stata fotografata all’interno della sua famosa opera: Second story sunlight. Non l’ho fatto.  Mi sarebbe sembrato un insulto all’artista e alle sensazioni che ricevo dai suoi dipinti.  Son fatta così… un po’ storta ^_^

 

 

16 risposte a "Davanti al sogno"

  1. Ma che bella questa passione! E ce l’hai trasmessa bene, questa urgenza di andare a vedere i quadri di un autore che ammiri, come se fosse un concerto pop. Per curiosità, fino a quando sarà possibile visitare la mostra? Che una gita a Bologna si fa sempre volentieri.

    Mi piace

    1. Mmmmm ti confesso che mi sa che ho dimenticato di completare 😅😅😅… Se vuoi ti chiamo così. Ciao Hhhhh 😘😘

      Mi piace

  2. Noooooo!!! Io adoro Hopper, a casa mia ho una stampa. Ho svatiate stampe, anche di altri autori. Hopper lo trovo malinconico, ma i suoi colori hanno comunque una forza che va oltre questo sentimento. Brava… mi piace questa tua passione 😉

    Mi piace

  3. Dipingere la luce del sole sulle pareti di una casa…in questa frase c’è tutto lo struggersi di un vero artista. Bellissimo, da ignorante in materia vado a leggere la storia di tale Edward e dei suoi ritratti sulla solitudine.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...