Compito perfetto

 

In attesa di un lavoro che mi riempia l’intera giornata e il portafoglio, mi accontento di dare ripetizioni pomeridiane a due ragazzetti (fratello e sorella) di prima e seconda media.  Non è cosa facile, credetemi.
Preferirei lavorare in un Call Center, piuttosto che avere a che fare con loro, ma tant’è.

Ieri pomeriggio, Mercoledì (famiglia Addams. Avete presente, no? Ecco. Uguale!) aveva un compito di analisi logica e nessuna voglia di portarlo a termine.
– L’analisi logica non mi serve a niente. Inutile studiarla. Fammela tu tanto la prof non se ne accorge  – detto ciò, prende in mano il cellulare e chatta con gli amici di Whatsapp.
– Serve per capire e farsi capire dagli altri – tento di convincerla.
– I miei friends mi capiscono benissimo. – risponde senza alzare gli occhi dal cellulare.
– Preferirei mi parlassi in italiano. Sono qui per insegnarti questo.
La ragazzetta mi guarda, fa un sorriso di scherno e sentenzia:
– No! È solo che tu non sai parlare in inglese. Il papy  dice che chi non conosce l’inglese sarà sempre un fallito –  e passa a giocare con son so quale rumoroso gioco online.
– Tuo padre ha ragione. Ora, però, ti racconto una cosa. Avevo un blog…
– Cos’è? – chiede, posando il telefono, la spocchiosetta dodicenne incuriosita
– Poi te lo spiego meglio, intanto ti dico che il mio era una sorta di diario online che veniva letto e commentato dai miei follower.  Uno di loro si riteneva un Essere Supremo e Perfetto, ed era particolarmente litigioso così trovava sempre qualcosa da rimarcare su ciò che scrivevo. Beh, lui ostentava la sua cultura in arte e fisica quantistica….
– Fisica cosa?
– Bleaah! Lascia perdere! Ti stavo dicendo che… usava paroloni, parlava in inglese, francese e spagnolo, tutto per darsi arie e mettermi in difficoltà, ma sbagliava i congiuntivi, la punteggiatura e altro. Io ridevo come una matta dei suoi strafalcioni e ogni tanto, con garbo e sorriso, glieli facevo notare… ma lui sosteneva di non sbagliare. Transeat.
Transeat? Ma in che inglese parli?
– È latino – rispondo facendo l’occhiolino  –  Fammi finire che adesso viene il bello. Una sera, il signor “Sotutto”, ha pubblicamente commentato contestando il sottotitolo del mio blog che era “Appunti criptici di una sfinge in erba” scrivendo: «… ma le Sfingi non erano fatte IN pietra? Mica le facevano IN erba!  Ahahah! Sei sgrammaticata.»  Stavolta non me la son tenuta e gli ho risposto secca: «Le Sfingi erano fatte DI pietra. Di pietra = complemento di materia. Ti farebbe bene una ripassatina alle regolette dell’analisi logica.»  Ci credi?  Dalla figuraccia che ha fatto davanti a tutti, è filato via senza fiatare. Non l’ho più sentito per mesi –

– Yeeeeah! La ragazzetta ha esultato ridendo con me.
– Vedi a cosa serve studiare? Serve a trovare la giusta risposta per ristabilire gli equilibri con chi si crede superiore a te.
– Avevi gli occhi belli mentre lo raccontavi, scommetto che il signor “Sotutto” ti piaceva. Vero?  –
– Ecco, ora fai l’analisi logica della frase che hai appena detto. Se non la sbagli, ti risponderò.
– Ma daiii!   Uffiii!! – si è lagnata. Sì ma, per la prima volta ha fatto un compito perfetto.

13 risposte a "Compito perfetto"

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