La Tana nel Bosco

Nel Bosco di Erinaceuslandia , viveva un piccolo riccio maldestro e curiosissimo.
I ricci, si sa, pur non avendo una grande vista, fiutano i pericoli da lontano ma Hépin, così si chiamava, era diverso: lui aveva una spiccata predisposizione a cacciarsi in guai di ogni genere e misura.

Quello era stato un inverno mite ed Hépin già a febbraio si svegliò dal letargo con una fame da far invidia a un intero branco di lupi.  Decise, allora, di mettersi in cammino per cercare insetti.
Nonostante non fosse ancora sbocciata la primavera, trovò un enorme appetitoso gromphadorhina  che, spavaldo,  se ne andava per il bosco, fischiettando con le mani in tasca.
Hépin si dimenticò della fame e si mise a giocare con lui.  Gromphadorhina iniziò a zigzagare, a nascondersi sotto le foglie secche per poi riapparire più lontano  facendo ammattire il povero riccetto che, divertito, non mollava la presa.

Arrivarono fino al ciglio della strada asfaltata. Gromphadorhina  velocemente l’attraversò raggiungendo la radura di fronte, mentre Hépin si fermò proprio nel bel mezzo della corsia. Impaurito. Non si era mai spinto così lontano.
Proprio in quel momento, dalla curva, sopraggiunse ad alta velocità un’auto nera sportiva che investì il piccolo riccio, poi fuggì lasciando Hépin svenuto in mezzo alla strada.

Poco lontano, la signora Volpe, accortasi del delitto, si precipitò subito in soccorso del riccio. Vide che respirava ancora e, con il muso, lo fece rotolare fino al ciglio della strada levandolo dal pericolo di essere schiacciato da un altro mezzo, ma allontanandolo dal bosco.
Intanto, Hépin rinvenne.
– Hai sbagliato, riccetto. Vedi? Uscire dal Bosco è stata una sconfitta per te – gli sussurrò con dolce fermezza la Volpe – Come ti senti, ora?
– Ammaccato, affamato e debole.  Mi fermo un po’ a riprendermi. Tu puoi andare se vuoi. Grazie, Volpe, ti devo la vita.

Hépin rimase lì, immobile, a guardare ora il Bosco e la strada, ora la verde radura dove era finita la sua gromphadorhina . Non sapeva cosa fare.

Dopo un’ora, passò da lì Nut, l’amico scoiattolo dalla coda fucsia, ignaro di quanto accaduto al riccio.
– Ecco dove sei finito, Hépin.  Cosa ci fai qua fuori?  Dai, torna che al Bosco ti aspettiamo tutti.
– Sei sempre così caro, Nut.  Io verrei, ma temo ad attraversare la strada.  Resto qui. Ho deciso.
– Deciso? Ma va!  Muoviti! Solo gli stolti non cambiano idea, no?!
Il riccio rise mostrando i suoi quarantaquattro denti, poi salutò Nut.

La farfalla Bianca, da ore, faceva la spola tra radura e Bosco. Vedendo il riccio sempre lì immobile, decise di chiedergli cosa fosse accaduto.  Hépin, le raccontò per sommi capi la faccenda, concludendo con un mesto e rassegnato:
– Mi caccio sempre nei pasticci, Bianca.
– Il Bosco nasconde nemici, pericoli, insidie, ne so qualcosa anch’io, ma noi siamo tra quelli forti e dobbiamo sconfiggerli. Torna alla tua tana nel Bosco, Hépin. Se hai bisogno di aiuto chiama, io ci sarò sempre. Ora vado. Ti aspetto là.

La nostalgia per la sua calda tana e per gli amici del Bosco, attanagliava il cuore di Hépin. Nella sua testolina turbinavano le parole di Volpe, Nut e Bianca.
Dalla radura gli arrivava l’insopportabile fischiettio canzonatorio di gromphadorhina e delle sue sorelle, dal bosco la quiete.
Si fece coraggio e attraversò la strada.

 

17 risposte a "La Tana nel Bosco"

    1. Avevo intuito la mia “presenza”, nel racconto, ma palesarlo sarebbe stato presuntuoso XD
      Ci sono perché mi fa piacere esserci 😉

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    1. Hepin si è stupito del tuo andar via repentino, ma qualcosa gli diceva che era giusto così, per il tuo bene, e che doveva solo aspettare il tuo ritorno, Bianca.
      Ora Hepin è felice che tu sia tornata e che lo abbia cercato per continuare insieme a scorrazzare in questo bosco
      😉
      (però ora resta, neh! o ti vengo a prendere per il coppino… )

      Piace a 1 persona

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