Ritorno alla palude

Non è un venerdì qualunque, è il giorno dell’addio.

Ha appena finito di trasportare vicino alla porta d’ingresso, anche l’ultimo dei tre pesanti scatoloni sigillati e pronti per essere portati via dal corriere. Li guarda mentre con le mani si raccoglie e ferma i lunghi capelli castani sulla nuca e sorride felice.

Sì, ce l’ha fatta!  Chiude per sempre il capitolo di vita meno bello che abbia vissuto fino a quel momento. Ci son voluti un pizzico di fortuna e tutta la sua caparbietà, ma ora ha vinto la battaglia. È finita!
Con cura, ha imballato fino all’ultimo spillo, non vuole lasciare pretesti per tornare in quella città che, tra tutte quelle in cui ha vissuto,  le è da sempre stata troppo larga addosso.

Sbircia fuori dalla finestra e, sorridendo, fa la linguaccia al cielo visto a fette tra gli alti palazzi e i sontuosi monumenti, alle ore perse in coda nel traffico circondata da motorini rombanti e auto strombazzanti; alle passeggiate tra il vocio multilingue di turisti e pellegrini, alle sirene delle auto blu che spaccano i timpani, all’ostentazione del superfluo nei negozi del centro.
Finalmente può dire addio alla tristezza dei sabato sera in compagnia di una pizza nel cartone, alle piatte serate estive passate sul balcone di casa guardando chi passa, alle monotone domeniche piene di nulla.

Ancora qualche ora e farà ritorno alla palude, così lei chiama la sua ben poco tranquilla cittadina di provincia in mezzo a spazi aperti dove cielo e terra si confondono all’orizzonte; dove, nelle giornate senza nebbia, può vedere il sole sorgere e tramontare; dove le strade sgombre consentono di correre, in sella  au vélo  o in autoregalandole quel senso di libertà e, ahimè, una sfilza di multe.
È là che passerà i sabato sera in allegria davanti ad una pizza e birra in compagnia dei suoi amici. Là, che nelle tiepide giornate di primavera, potrà con tranquillità stare a leggere seduta sul prato sotto i castagni dietro al castello o sui tronchi nei pressi dell’abazia. Lì la vita è vita e non un  ciondolare inerte tra casa e lavoro.
Quindici mesi prima, è lì che ha lasciato buona parte dei suoi interessi: le mostre, gli incontri letterari, lo sport, gli affetti, il lavoro.
Ora torna, per sempre, ad impadronirsi di tutto.

Alza il volume delle casse e canticchiando insieme Neil Hannon, sistema le ultime cose nel trolley. È pronto, lo chiude, slancia le braccia in alto, fa un giro su se stessa  ed esulta ad alta voce:
Et voilàà!  Goodbye, Rome, and thanks for all the fish!  Da lunedì, nuova settimana, nuovo mese, nuova vita! Woooow!
Poi, si ferma, arriccia il naso perplessa e borbotta tra se:
–  E no! Quella è vecchia vita. Per farla diventare nuova, mi ci vogliono giusto un paio di cosette. Je l’aurai

 

8 risposte a "Ritorno alla palude"

  1. quindi vai!
    menomale perche mi par di aver capito che qua a roma non hai trovato nulla di che…
    mannaggia a conoscerci prima la pizza ogni tanto ce la potevamo mangiare insieme, se avresti voluto…!
    e vai, vita vecchia, ma con tante cose nuove che verranno!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...