L’El Dorado

Uff, che ansia! Davanti all’armadio aperto cerco qualcosa di appropriato da indossare per presentarmi all’appuntamento che avrò tra qualche ora.
Jeans e maglione, easy, ma  fa ragazzetta: decisamente no. Tailleur?Sotto il cappotto … naaa, e poi fa troppo “donna in carriera”: scartato! L’abito rosso: troppo lungo. Quello a fantasia beige, troppo corto.  Nero, ecco, il vestito a maglia nero mi sta benino, sì ma ho voglia di colori: bocciato!
Scollato. Monacale. Attillato.  Pesante. Quel colore oggi non mi sta. Largo. Leggero. Pantaloni no! Gonna nemmeno! I vestiti scartati si accumulano sul letto senza che io riesca a trovar quello giusto.  Più ne provo e meno mi convinco. Finalmente lo trovo, è lui. Guardandomi allo specchio decido che, sì, son proprio caruccia. Mi ci sento bene dentro.
“E ora tacchi o ballerine? Ballerine, naturellement”
Finisco di prepararmi ed esco. Devo arrivare in centro a Milano, sono in ritardo e per di più oggi pioviggina.
“Poveri capelli miei!

Auto prima, metro dopo e, wow, ce l’ho fatta in perfetto orario.
Sono un po’ in tensione,  per fortuna il capo del personale mi riceve subito.
Presentazioni seguite da domande di rito, poi arriva al dunque:
– Dal suo profilo, vedo che ha anni di esperienza in campo assicurativo. Lei conosce … –
E lì, inizia a farmi una cascata di domande su tariffe nazionali, leggi e altro ancora.  Uhm! mi sa che abbia creduto poco a quel che ho scritto sul curriculum e, ascoltate le mie risposte, mi sa anche che si sia ricreduto, glielo leggo in viso.
Evvai! Questa volta ci siamo! Mi segno punto da sola, intanto lui continua:
– Come saprà, la nostra Compagnia ha sede in Belgio e nel mercato italiano è entrata da poco. Abbiamo uffici sparsi al nord. Lei è disposta a spostarsi da Milano?
Ci penso meno di un istante e rispondo:
– Certamente.
– Bene. Vogliamo espanderci, perciò stiamo aprendo una Direzione di zona a Roma e lì abbiamo bisogno di personale.  Dal primo marzo il posto è suo.
E, bla bla bla, lui continua a parlare ma io non lo ascolto: sono già oltre con il pensiero. “Calma, Ci. Calma
Vedo che si alza, mi porge la mano e mostra un cordiale sorriso. Gli sento dire:
– Benvenuta in  xxxx, signorina Bergam!
Lo guardo fisso negli occhi. Un urlo mi sta crescendo dentro e devo fare appello a tutto il mio self-control per riuscire a dominarlo. Ricambio la stretta di mano:
– Grazie, ma ho smesso.  Rinuncio.
– Come?! Parliamone …
– No, grazie, con Roma ho chiuso.
– Signorina, ci ripensi. Le lascio una settimana di tempo.
Sorrido scuotendo la testa:
– Non serve grazie.
– La chiamo lunedì prossimo. Ci ripensi.
– Arrivederci, Dott. Xxxxx.

Peccato, un lavoro perfetto per me e uno stipendio molto buono … ma la mia serenità vale di più.

(Ho ancora qualche giorno per ripensarci, ma non penso lo farò. Non criticatemi.  Avrei accettato qualunque altro posto.  Dico davvero! Credetemi!)

 

5 risposte a "L’El Dorado"

    1. Presumo non ci siano altri “colleghi” desiderosi di spostarsi, in modo da lasciarti libera la posizione…

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