Gemelli al lazo (seguito)

… e un voucher  valido per due pernottamenti in camera singola all’Hotel Stachus.

Chiunque ricevesse un invito del genere farebbe i salti di gioia, lei no.
Lei teme.
È fatta così.
“Che matto di un uomo! Crederà mica che io ci vada?!”
Decide per il silenzio. Non risponde, non chiede e lascia tempo al tempo.

I

Due sere dopo, mentre sta passandosi lo smalto sulle unghie, riceve un’altra mail dallo stesso mittente. Stando attenta a non rovinare lo smalto ancora fresco, apre la posta e legge:
– Siamo invitati alla giornata inaugurale dei festeggiamenti per le nozze tra il principe Ludovico di Baviera e la principessa Teresa di Sassonia.   
Passo a prenderti in aeroporto venerdì e poi in auto fino a Monaco dove l’indomani vedremo la sfilata storica. Ti piacerà, ne son certo!
Panino con stinco allo spiedo, una birra e, se non ti addormenti come al solito, mi piacerebbe farti vedere il centro città.  Cena in un locale tipico. Domenica mattina si riparte .  Arriverai in tempo per prendere l’aereo di ritorno: è una promessa. 

Dai, decidi tu se venire o no. Io ci vado comunque. Mi faranno compagnia  Walter, Ramona, Andrea e Raffaella. Sì, ci sono anche loro; cos’è che credevi … ti conosco ormai! 😉
A presto … bacio sul naso. 
PS: porta un pile, è previsto freddo.

Rilegge quelle parole e pensa: “Ho altri due giorni di tempo per fare il check-in e la valigia. Ci penserò.”
Il giorno dopo, continua a rimuginare, sorridendo, su quel “ti conosco ormai”.
Sembra impossibile che Marco la possa conoscere. È passato solo poco più di un mese da quando, quella sera, si sono incontrati al pub.
«Ciao Caterina. Mi chiamo Marco e sono la new entry della banda.»
I due in comune hanno il gruppo di amici, le passioni per la cucina (a lei piace cucinare, a lui mangiare) e le parole, la delusione per le rispettive storie d’amore finite da poco, nessuna voglia di innamorarsi di nuovo (ammesso che, come dice lui, si possa decidere).
Eppure Marco ha capito come prenderla. Sa che con lei non serve mostrarsi forti né deboli, non serve pietismo, non servono imposizioni. Bisogna solo farle sentire che ci sei, dimostrarle con  i fatti che di te si può fidare.  Bisogna indicarle la strada ed iniziare il cammino senza fermarsi  … sta a lei decidere se e quando seguirti.
Lenta a decidere, è vero, ma veloce a scappare.
È fatta così.

II

All’alba di venerdì, Caterina decide: fa check-in,  borsone, chiama Marco per avvisare del suo arrivo, una corsa in auto e riesce ad arrivare appena in tempo prima che chiuda l’imbarco.
Con Marco e gli amici, Caterina passa due giorni frenetici, intensi e pieni di allegria. L’ambiente della festa e la sfilata la immergono in un mondo antico e genuino quasi fosse il paese dei balocchi, il centro città le riserva la sorpresa di alcuni monumenti e palazzi copiati dai capolavori fiorentini.
La domenica pomeriggio arriva in fretta.  È il momento degli adii.
«È stato meraviglioso averti qui, Caterina.»
Lei vorrebbe ricambiare  dicendogli «Sto  bene con te!» ma riesce solo ad abbassare gli occhi e sorridere.
Lei è fatta così.

Au revoir

CAM01060

5 risposte a "Gemelli al lazo (seguito)"

  1. Queste due persone si prendono nel silenzio dei loro sguardi, suppongo. Lei a lui ci tiene, solo che non l’ha dimostrato altrettanto. Per quanto penso che marco l’abbia capito.
    Mi sa di storia vera. Ma anche se nn fosse l’ho letta con piacere. Immaginando tutto ciò che hai scritto.
    Ps: quando aggiungi qualche parola in francese sei di un’eleganza unica 🙂

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    1. Grazie per i complimenti, Scrittore. WOWOW! Se hai avuto l’impressione di leggere una storia vera, vuol dire … vuol dire che con le mie parole ti ho fatto “entrare nel racconto”, te l’ho fatto un po’ “vivere”. Chissà forse sto diventando una brava scrittrice (magari perfezionandomi un po’, eh!?) … beh, almeno così da lunedì mattina so cosa fare. :-/

      PS: Auteur, quando leggo I tuoi PS … abbasso gli occhi e sorrido. À la prochaine, mon cher (prova a pronunciarlo … en français, naturellement 😛 ).

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    2. Beh, con le pronunce mi prendo un po male. Soprattutto con questa espressione che ho capito bene ma che pronuncio pessimamente, sembra uno scioglilingua 😀
      Detto ciò, non c’è dubbio che tu sia una scrittrice e che lo possa magari fare per professione. Siamo tutti scrittori, perché semplicemente scriviamo. Personalmente ho scelto questo nick per questo. Come se fosse una sorta di “uno dei tanti qui”.
      Posso contare in una prossima puntata del racconto? 🙂

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    3. Ahahah! Sì, sembra uno scioglilingua per questo ti ho sfidato a pronunciarlo. 😀
      Ummh! Scrittore è chi scrive, infatti – giocando con il francese – ti ho chiamato Auteur e non écrivain (scrittore). La differenza c’è e non è per nulla sottile. Ho letto un tuo post, tempo fa, sembrava più una poesia che uno dei tuoi sfoghi riflessivi .Mi è rimasta impressa nella memoria. Da allora ti considero un Autore … astieniti dai ringraziamenti, s’il te plaît ^_^ !

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